Scopri tutti gli articoli e le iniziative nelle varie sezioni del portale

Più consultati


Tags

"In miniera!" "Sì, perchè no? sono un coder!"

08/01/2018


Cosa ci viene subito in mente quando pensiamo ad uno sviluppatore, e per la precisione, ad un coder


Un ragazzo con felpa e cappuccio in testa al secondo anno di università che cerca di diventare ricchissimo lavorando come un pazzo, giorno e notte, su un nuovo programma, stile Mark Zuckerberg.

Negli USA le cose non vanno esattamente così. I programmatori della Silicon Valley sono solo l’8% del totale dei coder statunitensi. E gli altri? Il restante 92% è più vicino allo stile di vita di un operaio, di un minatore: un lavoro stabile, serio, 40 ore alla settimana, ben pagato ma niente di stratosferico. Sì, forse, è il caso di smetterla di pensare al coding come ad un lavoro sexy e di vederlo invece come un lavoro molto concreto.

La tendenza è questa, e ne risente anche il settore educativo perché sempre più il coding sta diventando materia studiata già nei college, senza dover aspettare la laurea di 4 anni in scienze informatiche. Un esempio è il Dev Bootcamp, dove è possibile seguire un corso intensivo di programmazione, oppure la non profit CodeTN.

Un investimento molto più interessante e specializzato rispetto ad una generica laurea: è quello che gli americani definiscono un middle-class job, ben remunerato (circa $81,000 l’anno) e con una previsione di crescita del 12% entro il  2024.

Il riferimento ai minatori non è casuale: in alcuni stati colpiti dalla disoccupazione, come nel settore della estrazione di carbone nel Kentucky, sta lavorando molto bene Bit Source,  una società di sviluppo software che ha arruolato anche ex minatori senza lavoro, riqualificandoli. “Coal miners are really technology workers who get dirty” dice il fondatore, Rusty Justice.

Non sono né eroi, né superstar: i veri eroi sono quelli che vanno al lavoro ogni giorno e producono risultati, auto, carbone o codiciwhatevever.