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Tutte le volte che Facebook si è ispirato a Snapchat

13/06/2017

Stories e stickers sono stati inventati da Evan Spiegel. Poi è arrivato Zuckerberg e ha importato le stesse funzioni su Facebook e Instagram. Incassando qualche critica ma anche risultati eccellenti.



Ottobre 2013: Mark Zuckerberg bussa alle porte di un ragazzo di 23 anni e gli fa un'offerta. Tre miliardi di dollari per il suo social network. Quel ragazzo è Evan Spiegel: due anni prima aveva fondato Snapchat. L'app ha meno di 40 milioni di utenti, ma porta un bel po' di novità, a partire dal formato verticale e dai messaggi a scomparsa.

Zuckerberg aveva capito in fretta che Snapchat, molto amato dai giovanissimi, avrebbe potuto rubare una fetta di pubblico a Facebook. E, soprattutto, era a caccia di talenti. Peccato che Spiegel dica no: guarda quei tre miliardi e declina l'offerta, convinto che la sua creatura valga molto di più. La storia della tecnologia è costellata di offerte sovradimensionate e risposte tracotanti (una su tutte: nel 2008 Yahoo! rifiutò i 47 miliardi di dollari offerti da Microsoft). Ma, a distanza di qualche anno, si può dire che i 3 miliardi offerti da Zuckerberg non erano un'esagerazione. E che anche Evan Spiegel ci aveva visto giusto: l'Ipo chiusa lo scorso marzo ha valutato Snap (la società che controlla l'app) 33 miliardi di dollari.

Sarà per il rifiuto ricevuto (uno dei pochi), per gusto o per convinzione: fatto sta che Zuckerberg non ha mai abbandonato la fissa per Snapchat. E, senza neppure preoccuparsi di farne mistero, ha copiato e incollato su Facebook, WhatsApp, Instagram e Messenger alcune funzioni inventate da Spiegel. Su WhatsApp è arrivato lo status “a scomparsa”. Messenger ha introdotto una vasta gamma di filtri. E così anche Instagram e Facebook. Se fino a pochi mesi fa non ce n'era traccia, oggi i filtri sono diventati così importanti da aver convinto Zuckerberg (durante la conferenza F8) ad annunciare una piattaforma ad hoc per gli sviluppatori.

Su Instagram sono arrivati anche i geosticker: adesivi digitali da apporre sulle foto che variano in base alla città in cui si trova l'utente. Altra innovazione marchiata Snapchat. Ma la dimostrazione più lampante della copiatura è un'altra: le “Stories”. Prima su Instagram (la scorsa estate), poi su Facebook (in cima al NewsFeed) sono arrivati i contenuti “a tempo”. Foto o brevi filmati destinati a scomparire. Cioè esattamente la funzione che caratterizza Snapchat.

L'app di Spiegel ha accusato il colpo. Nell'ultimo trimestre 2016, ha guadagnato 5 milioni di utenti (tanti, ma con un tasso di crescita in forte rallentamento). Nel primo del 2017 i nuovi iscritti sono stati 8 milioni (tanti, ma meno – ad esempio - dei nuovi account di Twitter). Spiegel, durante la prima conferenza agli azionisti da quando il gruppo è quotato, ha affermato di “non essere preoccupato” dalla concorrenza di Facebook. L'amministratore delegato della società ostenta sicurezza e non si è mai lasciato sfuggire accuse o punture nei confronti di Zuckerberg.

Tra le mura di casa, però, l'atteggiamento potrebbe essere diverso. Spiegel non dice nulla, ma la fidanzata (la super modella Miranda Kerr) ci è andata giù piuttosto pesante in un'intervista al Sunday Times: “Sono inorridita”, ha detto. “Se a Facebook non sono in grado di innovare, devono rubare le idee al mio partner? Copiare non vuol dire innovare”. Ma farlo quando hai già 2 miliardi di utenti al mese, porta comunque qualche risultato.