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Selezione all’ingresso per le startup dell’era Covid

27/07/2021


Non tutte le imprese innovative sono pronte per il mercato, quello vero. A fare da “filtro” ci ha pensato l’epidemia mondiale.

Il fenomeno startup, iniziato con piccole imprese ambiziose e dotate, alcune anche innovative, è diventato sempre più una realtà dai confini non ben delimitati, popolata da giovani molto preparati ma non sempre pronti per affrontare il mercato, vincenti spesso solo in FESTIVAL o CHALLENGE.
Ci ha pensato il COVID ha fare un po’ di ordine e a ridare valore al termine START-UP.

C’era una volta il magico mondo dell’evento per startup…    

Nel 2022 si festeggeranno i 10 anni del Registro delle Imprese innovative, una sezione speciale del Registro Imprese italiano che ad oggi annovera circa 12.000 startup iscritte.
I primi anni di questo fenomeno mondiale hanno rappresentato il boom di quelle aziende giovani e innovative che volevano lanciarsi nel mondo del business, e che avevano come arma quella di svecchiare e portare linfa vitale nel panorama delle piccole aziende, magari troppo spesso troppo tradizionali.
Un tripudio di eventi, un’agenda fitta-fitta che per gli addetti ai lavori era davvero difficile da seguire. Si trattava di competizioni con tanto di giuria qualificata e di premio finale, al quale seguiva spesso l’aperitivo durante il quale investitori e aziende conoscevano gli startupper partecipanti, nell’ottica di costruire collaborazioni vantaggiose per entrambi.
Ma non sempre questo flusso portava a qualcosa di concreto o alla nascita di un Unicorno. Spesso la bontà dell’idea e del progetto erano interessanti solo come fonte di ispirazione e di attenzione all’interno di questi eventi, tanto che molte startup venivano chiamate per partecipare – alla stregua di ospiti illustri – ad altri eventi, magari anche all’Estero.
Si perdeva così lo scopo, cioè quello di fare business e di fare fatturato: le startup scelte risultavano spesso più adatte a vincere eventi invece di sopravvivere sul mercato.

Un nuovo approccio al significato di startup con l’interruzione degli eventi LIVE

In questo anno e mezzo si è tutto fermato, a parte qualche raro evento online, privo del fascino di quelli dal vivo, basati sull’entusiasmo, la collaborazione tra i membri delle squadre, le notti passate nelle sedi dell’evento con sacco a pelo, cuffia e litri di caffè, approfittando anche delle ore notturne per terminare il progetto. Tutti insieme.


Negli ultimi mesi gli eventi LIVE sono però ripartiti: dalle aziende (Marzotto, Deutsche Bank, Eni) alle università (Politecnico di Milano, PNI Cube), con un approccio molto verticale o seguendo i trend più significativi, uno tra tutti la sostenibilità.
Un altro elemento positivo è quello della nascita di nuove startup, PMI innovative e incubatori, in controtendenza rispetto alla criticità riscontrata nelle imprese italiane in generale. Il rapporto del Ministero dello Sviluppo Economico conta al primo trimestre 2020 un aumento di startup pari a +324 unità, con un capitale anch’esso in crescita pari a 643 milioni di euro (la zona più ricca di startup rimane la Lombardia, con Milano da sempre al centro dell’ecosistema startup).

 

Investimenti stranieri in startup italiane: la svolta post Covid

Vale la pena indicare qualche numero per comprendere come sono cambiate le cose nel mondo degli investimenti nelle startup in Italia negli ultimi 2 anni. Nel 2020 gli investimenti di fondi venture in Italia hanno superato i 377 milioni di euro (rispetto agli 89 milioni nel 2018 e 270 milioni nel 2019)*, con investimenti totali pari a 628 milioni di euro nel I semestre 2021.


Interessante è capire da DOVE arrivino questi investimenti: stanno infatti nascendo realtà che attraggono capitali dall’estero, come è il caso di Empatica, una startup tutta italiana scelta dalle forze armate americane che hanno investito sul loro progetto: un dispositivo wearable che consente la diagnosi precoce e pre-sintomatica del Covid-19. O ancora Heroes, startup fondata a Londra da due giovani gemelli italiani che fornisce servizi di e-commerce connessi ad Amazon.
Un boom di investimenti stranieri quindi, complice il via libera da parte del MISE della possibilità di investire in Italia senza doversi necessariamente dotare di codice fiscale.

 

*Dati AIFI-PwC, 2021