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CHIP: così piccoli eppure così grandi

05/03/2021

I semiconduttori non servono più solo per PC e smartphone: la produzione di automobili e di elettrodomestici è ferma senza di loro.

Shortage e Covid 2020: il collo di bottiglia si chiama CHIP

La cosiddetta GUERRA DEI CHIP è al suo culmine, tanto che in USA è stato coinvolto addirittura Joe Biden per aiutare a risolverla.

Tutto è iniziato lo scorso anno, quando il timore di un crollo della vendita di automobili ha spinto i produttori di chip a ridurne il numero. Sì, perché le auto elettriche e automatiche, che coprono circa un mercato di 2 milioni di pezzi, hanno bisogno dei chip per funzionare, proprio come PC e smartphone.

Ma la richiesta di auto di ultima generazione non si è interrotta e allo stesso tempo è aumentata la domanda di PC e Smartphone (secondo IDC, nel 2020 la vendita di PC è aumentata dell’11% e quella dei tablet del 13,6%, mentre Gartner stima che nel 2021 la vendita di smartphone aumenterà del 11,4% rispetto al 2020), anche a causa del diffondersi dello smart working, con il risultato che, nonostante la richiesta, l’offerta è ferma perché la produzione di chip è stata ridotta e per recuperare ci vuole tempo. Tempo che le industrie automobilistiche non hanno: la componentistica che utilizza semiconduttori è pari al 30% del costo finale delle auto di fascia premium, e quindi il problema non riguarda solo quelle elettriche o automatiche.

Mentre le fonderie si concentrano in Taiwan (le più potenti sono la TSMC e la UMC), i grandi nomi dei chip come Intel e Qualcomm hanno sede negli Stati Uniti: la portata della crisi è ormai mondiale.

L’Europa può forse giocare un ruolo determinante nel risolvere il problema, grazie alla StMicroelectronics, l’industria italo-francese che produce chip per Tesla, Bosh e Continental e che può aiutare anche altri colossi in crisi, come Wolkswagen, Ford e General Motors. Sempre negli Stati Uniti, l’idea è quella di “fare i chip in casa”, il cosiddetto reshoring, ma il tempo necessario per costruire impianti di semiconduttori può variare tra i 12 e i 18 mesi, un tempo davvero troppo lungo.

5G, console per videogiochi ed elettrodomestici ai blocchi di partenza

A rendere più difficile la situazione, c’è anche la notevole complessità tecnologica dei nuovi smartphone 5G e della nuova generazione di videogiochi e console di Sony e Microsoft, le cui produzioni sono rallentate a causa della shortage di semiconduttori.
Idem per le fabbriche di elettrodomestici: in Italia la fabbrica Whirlpool di Varese ha dovuto bloccare le linee produttive dello stabilimento perché mancano i chip.