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Gli internauti aumentano in tutto il Mondo, ma alcune regioni fanno ancora fatica.

21/08/2020

La recente ricerca fatta da DATAREPORTAL analizza per macroaree geografiche il trend degli accessi a Internet. Guardiamo insieme come vanno le cose. Anche in Italia.

2010-2020: Internet e logiche internazionali

Rispetto al 2010, il numero di internauti è più che raddoppiato (per chi volesse avere un aggiornamento LIVE, può farlo andando a questo link https://www.internetlivestats.com/internet-users/). Nonostante ciò, esistono ancora aree dove la maggior parte delle persone non ha accesso ad Internet.


Qui di seguito una tabella che mostra gli Stati con il più alto numero in assoluto di abitanti senza l’accesso ad Internet:

L’India è al primo posto, anche se paradossalmente è il primo Paese al mondo per acquisti on line (e questo la dice lunga sul potenziale economico di questo Paese quando verrà colmato il gap, visto che ad oggi solo il 50% della popolazione indiana accede ad Internet). Al secondo posto la Cina, che è sì un’enorme potenza mondiale, ma è anche un Paese con un’alta popolazione che vive in zone rurali (come gli USA): 582 milioni di cinesi non hanno Internet. Un problema che si è fatto sentire durante il periodo di lockdown, quando mentre i giovani cinesi metropolitani continuavano a seguire le lezioni on line, quelli che vivevano in zone rurali lo potevano fare solo in minima parte (solo un terzo degli studenti che abitano in campagna hanno potuto continuare a seguire le lezioni).

Altri dati interessanti emergono da un’altra tabella, quella con la percentuale più alta senza internet rispetto alla popolazione:

In questo caso, vediamo al primo posto la Corea del Nord, con l’impressionante percentuale pari al 100% della popolazione;qua ovviamente il problema è puramente politico, perché solo una ristrettissima fetta della popolazione ha diritto all’accesso al web. I cittadini non hanno accesso ad Internet ma ad una intranet nazionale chiamata Kwangmyong. Per quanto riguarda il Sudan del Sud, le ragioni sono invece economiche: un paese dilaniato da guerre civili, povertà e problemi strutturali importanti (solo il 2% ha accesso all’energia elettrica). E così per gli altri stati africani (8 nei primi 10 posti). Per quanto riguarda invece la Papua Guinea, la questione è legata al fatto che ben l’80% vive in zone rurali, non collegate ad Internet.

Le zone in maggiore crescita sono ovviamente quelle più arretrate, perché si parte spesso da valori bassissimi e quindi si può solo crescere. Al primo posto l’Africa centrale con +40% (gennaio 2020 rispetto a gennaio 2019), soprattutto grazie alla crescita di uno dei Paesi africani più avanzati, il Congo; segue Asia meridionale, Nord Africa, Asia occidentale e Caraibi.

Per approfondimenti, https://datareportal.com/.


E l’Italia?

60 milioni di abitanti, con un’urbanizzazione pari al 70%. Il 133% della popolazione usa un device mobile (il numero dei device supera quello della popolazione, con 80 milioni di smartphone e tablet). La penetrazione di Internet è pari a circa 50 milioni di accessi (quindi l’82% dell’intera popolazione), ma solo il 55% con connessione fissa a banda larga. Gli Italiani utilizzano di più lo smartphone rispetto al PC per connettersi ad Internet. Secondo i dati Istat però, ancora una famiglia su 4 non ha l’accesso ad Internet.

Per quanto riguarda invece le imprese, il 94,2% delle aziende con almeno 10 addetti si connette in banda larga mobile o fissa e aumentano quelle che investono sulle competenze digitali provvedendo alla formazione dei propri addetti.

In generale, l’Italia è ancora una nazione divisa tra Nord e Sud (una media del Nord con 78,1% contro una media di 60% nel Sud), tra giovani e tanti anziani, tra chi ha avuto un’istruzione di scuola superiore e chi si è fermato alle medie.

Con il Covid le cose sono un po’ cambiate: speriamo che questo annus horribilis porti anche qualcosa di buono, magari con maggiori investimenti in tecnologie e trasformazione digitale, necessarie anche per rispondere ad eventuali nuove fasi di lockdown e per far sì che il Belpaese non si fermi.