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Incendi nelle foreste: l’algoritmo ci dice quando sono “utili” e quando sono distruttivi.

19/02/2020

In un passato remoto, gli incendi avevano un ruolo chiave nel mantenimento delle foreste. Ora solo un attento uso dei big data può salvarle dalla distruzione.

Il “fuoco amico” delle foreste: una storia millenaria.

La Oregon State University (più in particolare, il College of Forestry) ha pubblicato uno studio su come pianificare delle azioni mirate sul contenimento degli incendi e su come gestirli. Fa infatti parte della storia -forse sconosciuta ai più – l’uso degli incendi superficiali per salvaguardare e permettere il rinnovamento di boschi e foreste, un fenomeno naturale e riconosciuto fin dai tempi antichi e ancora praticato dagli stessi popoli aborigeni in Australia. Con la colonizzazione europea nel Nord America, questo uso andò sempre più scomparendo - per lo sfruttamento intensivo per il commercio e l’esportazione di legname – una scelta sostenibile e auspicabile, visto che le condizioni climatiche del XX secolo lo permettevano.

The sign of the time: come sono cambiate le cose e come può la tecnologia regolare gli incendi

Le immagini sugli incendi in Australia hanno fatto il giro del mondo e sono l’esempio di come stiano cambiando le condizioni delle foreste in tutto il mondo. L’allungamento della stagione degli incendi, l’aumento delle temperature e la riduzione delle precipitazioni hanno contribuito a trasformare incendi “sani” in un’onda distruttiva senza precedenti.

Una soluzione per impedirlo non esiste, e purtroppo le popolazioni interessate dovranno adattarsi a questa nuova realtà. Per impedire però danni importanti ed essere pronti di fronte a tali eventi, il ricercatore Chris Dunn e altri ricercatori del College of Forestry, hanno dimostrato in uno studio pubblicato sul Environmental Research Letters come sia necessaria una pianificazione a livello globale per un’azione mirata. Grazie ad algoritmi di apprendimento automatico e a nuovi strumenti digitali (come i key performance indicator), è possibile prevedere le zone a rischio incendi e classificarne la tipologia. Si tratta in particolare di un algoritmo di machine learning che quantifica la relazione tra la dimensione di grandi incendi e le 9 variabili fornite da specifici indicatori, con l’obiettivo di contenere gli incendi il più possibile e classificarne la tipologia.


L’algoritmo usato anche dalla Guardia Forestale in Italia

Anche in Italia i Carabinieri stanno usando l’algoritmo per arginare il problema dei roghi boschivi, “Come Carabinieri abbiamo costruito un simulatore che è una sorta di playstation, per formare gli investigatori. Attraverso una serie di algoritmi, si riesce a capire la probabile insorgenza del fuoco e a risalire all’incendiario.” Chi parla è il comandante della Scuola Forestale dei Carabinieri, il generale Monaco. ‘azione ha condotto negli ultimi due anni alla denuncia in stato di libertà di 1.130 persone e all’arresto di 140, a fonte delle 187 denunce e 3 arresti nel 2017.