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Impresa, Scienza e Salute: i “miracoli” della tecnologia

18/03/2019

Un sistema di ingegnerizzazione delle cellule staminali e un’app per malati di Alzheimer.


Una terapia di nuova generazione per la lotta ai tumori. Una startup tutta italiana.

Si chiama Genenta Science la startup biotech tutta italiana, guidata da Pierluigi Paracchi e Luigi Naldini. Nata nel 2014, sta iniziando l’arruolamento dei pazienti che tratteranno nell’arco del biennio 2019-2020.

La nostra terapia genica utilizza pezzi di Dna come fossero medicine”, spiega Paracchi. “Creiamo un vettore virale molto potente derivato dal virus dell’Hiv, annullando la componente malata, per trasmettere all’interno delle cellule un gene curativo in grado di creare e scaricare una proteina anti-tumorale. Un vero e proprio processo di ingegnerizzazione delle cellule staminali.

Una battaglia ambiziosa che Genenta non avrebbe potuto condurre senza il contributo del San Raffaele. Spinoff dell’ospedale milanese, la startup si alimenta di risorse messe a disposizione della stessa struttura. Una concessione importante perché sgrava Genenta della necessità di costruir elaboratori o assumere ricercatori. Un apporto fondamentale da parte del Gruppo ospedaliero San Donato che ha dato il via ad una particolare accelerazione sull’open innovation.

Qualche numero? 10 milioni di euro il primo finanziamento ottenuto sul mercato; 17 il numero dei ricercatori che fanno parte dell’organico della startup.

 

Hong Kong mon Amour: l’amore per la nonna ha spinto una 14enne alla creazione di un’app medica.

Emma Yang vive a Hong Kong, ha cominciato a imparare coding all’età di 6 anni, e ha iniziato “la sua attività” sviluppando videogiochi e siti, aiutata dal padre che lavora nella tecnologia.

Dopo aver vinto un concorso con un’applicazione che riusciva a individuare se una ferita alla testa provocava commozione cerebrale, ha capito che la tecnologia può davvero cambiare la vita di tante persone.

Due anni fa la nonna di Emma ha cominciato a dimenticare le cose, anche il compleanno della nipote. E così Emma ha costruito un’applicazione che grazie alla tecnologia del riconoscimento facciale aiuta i malati di Alzheimer a individuare in foto i famigliari e a ricordarsi chi siano.

La app si chiama Timeless, è stata sviluppata con l’aiuto di Kairos, startup di Miami, ed è anche in grado di creare un’agenda di contatti basata non sui nomi ma sui volti delle persone.


Emma ci ha lavorato per due anni, ha raccolto fondi su Indiegogo e adesso collabora con un team internazionale, tra Germania e California.

Bill Gates e Joseph Tsai (vice presidente di Alibaba) le hanno fatto i complimenti.