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Legal Tech: il digitale rivoluzionerà gli studi legali?

17/12/2018

Anche detto LAW TECH, sarà meno rapido di altri settori, ma il cambiamento è certo.


Nonostante la rivoluzione digitale abbia invaso quasi ogni settore della nostra economia, quello del Legale, per ovvie ragioni di sicurezza e di rapporto fiduciario tra avvocato e cliente, non è altrettanto rapida e incontra ancora alcuni ostacoli. Ad inizio anno fu lanciata una sfida da parte di LawGeex, una startup israeliana che si occupa di comprendere e revisionare i documenti legali attraverso l'intelligenza artificiale, l'apprendimento automatico e altre tecnologia. Nell'analizzare i rischi contenuti in alcuni accordi di riservatezza, l'I.A. ottenne lo stesso indice di precisione dell'avvocato più efficiente (94%), superando la media di tutti gli sfidanti in carne ed ossa (85%). Sulla velocità poi, una partita impari: 26 secondi dell'avocato virtuale contro i 51 minuti del più veloce e i 151 minuti del più lento. Questo può andare bene per quelle attività che possono essere automatizzate, cioè il 23% ma il resto delle attività (il rapporto con il cliente, la raccolta delle informazioni, la presenza in aula) continuano ad andare oltre le capacità dell'algoritmo.

Non ultimo la complessità dei documenti. Per esempio quelli che riguardano la fusione tra due grandi aziende, oppure un'offerta pubblica di acquisto o ancora la costituzione di un trust, cioè contratti pieni zeppi di numeri, clausole e dati.

Occorre poi mettere in conto la vastità del sistema legale, non solo in termini di ambiti (penale, civile, commerciale, amministrativo, ecc.), con il diritto che cambia di Paese in Paese e vivesu più livelli nazionali e sovranazionali.

Un passaggio totale quindi dagli avvocati agli algoritmi risulta quindi improbabile. Verosimile invece uno scenario di collaborazione in cui, ad esempio, i professionisti lavorano su documenti passati ai raggi X dai sistemi hi-tech e gli assistenti virtuali forniscono ai clienti le risposte ai quesiti più frequenti e comuni.

Ed è proprio su questo versante che lavorano le startup legal tech, che hanno raccolto investimenti milionari. HighQ, azienda inglese fondata nel 2001 e specializzat nella gestione documentale, che nel 2016 è stata finanziata con 50 milioni di dollari in equity da One Peak, Morgan Stanley e Goldamn Sachs. O ancora Kira Systems, startup canadese lanciata nel 2015 e attiva nell'analisi deigitale dei documenti.

E questo è solo l'inizio.


[La Repubblica, Affari&Finanza, 3 dicembre 2018]






1 Commento

  1. Al di la della intelligenza artificiale ciò che non viene preso in considerazione, come impatto tecnologico e come "evoluzione", è l'aggiornamento del processo di lavoro supportato dalla tecnologia.

    Il rapporto personale, chiaramente solo in certi casi particolari, può essere superato da quello telematico che snellisce il lavoro permettendo allo studio legale di velocizzare le pratiche ottenendo, così, un sensibile risparmio di costi dettato da una sorta di "economia di scala".

    Si veda, p.es. il sito www.diventolegale.it che ha standardizzato molte delle attività svolte da uno studio racchiudendole in un format snello per chi acquista e rapido nella gestione per lo studio legale. 

    Oggi l'attenzione che viene data all'A.I. è sicuramente meritata, ma credo che il "capitale umano" non vada mai sottovalutato soprattutto va considerato che gli algoritmi sono fatti da persone e che le sfumature lessicali possono essere difficili da interpretare e da riprodurre.