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Hard skills o soft skills per i Big Data?

14/06/2018

Nel mondo degli algoritmi e del coding non bastano più gli skill tecnologici. Ci vuole un po' di filosofia.

La supremazia degli Stem: un'ideologia che trascura un'analisi più complessa

Quando pensiamo alla Silicon Valley, ai grandi "mostri" del web, del coding e degli algoritmi, diamo per scontato che abbiamo studiato ingegneria, fisica, matematica o comunque abbiano intrapreso percorsi nel mondo delle 4 materie riassunte con l'acronimo STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica). Ma non è così.

Ben Silbermann, fondatore di PINTEREST, è laureato in scienze politiche; Joe Gebbia e Brian Chesky, co-founder di AIRBNB, sono laureati in design; Reid Hoffnam, fondatore di Linkedin, è laureato in filosofia, così come Peter Thiel, il creatore di Paypal. Persino Mark Zuckerberg, deve ai suoi studi di psicologia l'intuizione su come sfruttare i desideri e le paure umane per la creazione di Facebook.

E cosa dire di Jack Ma (il suo patrimonio si aggira sui 42,6 miliardi di dollari), che prima di fondare di Alibaba era un insegnante di inglese con nessuna capacità di fare coding?

"La narrazione di una Silicon Valley guidata da geek sviluppatori e da ingegneri è molto fuorviante" afferma Scott Hartley nel suo libro The Fuzzy and the Techie: Why the Liberal Arts Will Rule the Digital World. La forza delle discipline umanistiche risiede nella loro capacità comprendere e decodificare il mondo in cui viviamo, di capire il comportamento delle persone che lo abitano e come questo  può essere modificato. Capire questo contribuisce a creare nuovi prodotti e servizi digitali disruptive.


Vuoi essere assunto alla Slack? Devi avere una laurea in teatro

Un'educazione umanistica non è però solo utile a chi vuole lanciare la propria startup, ma anche per chi semplicemente, vuole un impiego, Slackla popolarissima piattaforma di messaggistica e lavro collaborativo ha cominciato ad assumere laureati in discipline teatrali per migliorare l'interazione dei suoi bot con gli oltre 8 milioni di utenti umani che fanno ogni giorno login.

Saper scrivere codici è importante ma non è sufficiente e rischia di essere alla lunga un elemento inflazionato.

La relazione uomo-macchina

Nel loro paper Can Robots be Lawyers? Computers, Lawyers and the Pratice of Law, l'economista Frank Levy e Dana Remus della North Caroline School of Law hanno mostrato che solo il 13% del lavoro di un avvocato potrà essere automatizzato. Una quota marginale che invece di togliere lavoro aumenterà la produttività dell'uomo, senza sostituirlo.

"La transizione a cui andiamo incontro - osserva sempre Hartley - non è tanto sul fronte del re-skilling, quanto su quella del riumanizzarci, perchè l'automazione ci libererà dai compiti più ripetitivi lasciandoci concentrare su quelli a più alto valore aggiunto, dove le discipline umanistiche forniscono strumenti essenziali."

Come ha recentemente osservato Henry Kissinger, ex consigliere di Richard Nixon ed Henry Ford su The Atlantic: "L'illuminismo è nato con la diffusione di intuizioni filosofiche grazie a una nuova tecnologia (la stampa). La nostra era si sta muovendo in direzione opposta. Ha generato una tecnologia potenzialmente dominante ancora in cerca di una sua guida filosofica."

La prospettiva "philtech" sta maturando

A livello internazionale, è aumentata la volontà di leggere e integrare le verticalità disciplinari delle scienze di frontiera (e del business connesso) dentro una prospettiva più ampiamente culturale e filosofica. L'orientamento di società, economia e business verso dimensioni più speculative e riflessive sta, dunque, lentamente maturando.

Sta anche crescendo l'interesse della stessa filosofia per l'evoluzione tecnologica contemporanea.Ne è esempio emblematico il recente numero della rivista Metaphilosophy dedicato alla "filosofia della tecnologia blockchain." Nove articoli su temi complessi tra i quali l'ontologia del token e dei cyptoasset, la filosofia politica dei registri condivisi, l'epistemologia e i nuovi regimi di verità crittografica.

Il futuro digitale, artificiale, sintetico, non è più limitato al laboratorio di progettazione e sperimentazione, ma si sta diffondendo su scala sociale e planetaria. Diventa quindi necessaria l'attivazione di un pensiero filosofico all'altezza delle sfide scientifiche e tecnologiche in essere. Philtech, ovvero pensare filosoficamente la tecnologia.


Per ulteriori approfondimenti segnaliamo The Surprising Power of Questions, Harvard Business Review e Why Businesses Are Hiring Philosophers? The Guardian.

Consigliamo il libro di Cosimo Accoto, Il mondo dato. Cinque brevi lezioni di filosofia digitaleed. Egea, 2017.