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Blockchain: la rivoluzione nel mondo della Supply Chain.

30/05/2018

Il CGE e l' Osservatorio del POLIMI hanno studiato l'evoluzione della Blockchain: non più solo bitcoin ... .


Blockchain: una breve introduzione

Il World Economic Forum ha previsto che entro il 2025 il 10% del PIL del mondo sarà generato da attività basate sui principi della Blockchain, definita da The Economist “la prossima grande rivoluzione”. Per la maggior parte delle persone, la prima introduzione alle applicazioni blockchain è stato il Bitcoin (e le transazioni finanziarie sono ancora oggi uno dei bonus di lavorare con la tecnologia blockchain).Negli ultimi anni però la Blockchain è diventata sempre più una tecnologia utilizzata per migliorare i meccanismi che regolano la supply chain.Ma che cos'è esattamente? La Blockchain è un database distribuito che contiene record di dati o eventi digitali resistenti alle manomissioni. Mentre molti utenti possono accedere, ispezionare o aggiungere dati, non possono però modificarli o eliminarli. Le informazioni originali rimangono, lasciando una traccia di informazione permanente o una catena di transazioni.Tecnicamente, la Blockchain è un registro pubblico condiviso e attendibile che chiunque può ispezionare ma che nessun singolo utente può controllare. Una Blockchain contiene tutti i “blocchi” necessari per una transazione, tutti i partecipanti mantengono aggiornato il libro mastro in quanto può essere modificato solo da un accordo generale e da alcune regole.

La tecnologia blockchain è incredibilmente elastica. Può essere modellata in diversi modi, per adattarsi a diversi processi, architetture di nodi di rete e partecipanti. Esistono, inoltre, dei meccanismi per assicurarsi che le transazioni siano autenticate attraverso una rete di partecipanti con database distribuiti.

Questo sistema di autenticazione e protezione è particolarmente utile in un processo così lungo e geograficamente diversificato e distribuito come quello della distribuzione perché consente di monitorare in modo più sicuro e trasparente tutti i tipi di transazioni, aumentando le performance nella catena di approvvigionamento. Ogni volta che un prodotto cambia mano, la transazione può essere documentata, creando la storia permanente di un prodotto, dalla produzione alla vendita. Ciò può ridurre drasticamente i ritardi di tempo, i costi aggiuntivi e l’errore umano che oggi affliggono le transazioni.

Blackchain e Supply Chain: two of a kind

16 miliardi di euro. Ecco quanto la gestione della catena di distribuzione dei beni (supply chain) influisce sul commercio mondiale. I beni sono prodotti e distribuiti, attraverso un vasto network di produttori, rivenditori, distributori, trasportatori e fornitori, in una complessa organizzazione di processi concepiti per gestire contratti, pagamenti, etichettature, sigilli, logistica, pratiche anti-contraffazione e anti-frode.

A causa della vastità di scala e della complessità dei sistemi coinvolti, le supply chain hanno alti costi transazionali e devono spesso fare i conti con discrepanze ed errori nella documentazione manuale relativa ai prodotti. Allo stesso tempo, può accadere che i beni subiscano danni o furti. Possono verificarsi anche altri problemi: condizioni di lavoro non sicure, danni ambientali, processi illegali di estrazione e produzione, contraffazione e rischi alla salute, sono tutti causati da una poco oculata gestione della catena di distribuzione. Questi problemi sfociano di frequente in incidenti, in particolare  nel settore alimentare, estrattivo e dell’abbigliamento.



Alcuni sostengono che l’applicazione di standard e certificazioni abbia portato i consumatori a differenziare e a scegliere con maggiore consapevolezza i beni da acquistare, anche se il processo alla base delle supply chain in quanto tale rimane costoso e inaffidabile, specialmente nelle regioni soggette ad alti livelli di corruzione. Riuscire a tracciare una catena di custodia dei beni che sia completa e che dimostri l’origine di ogni materiale o prodotto, è ancora un meccanismo poco solido, frammentato tra le diverse organizzazioni che partecipano alla catena di distribuzione e, infine, è vulnerabile alle frodi e agli errori, anche quando si lavora con compagnie certificate. C’è una richiesta crescente di sicurezza, di gestione più affidabile e trasparente delle supply chain. La domanda da porsi allora è se la tecnologia Blockchain può realmente migliorare la distribuzione e la logistica del settore e rispondere alle inefficienze operazionali e alle frodi. È necessario chiedersi, inoltre, se si può persino affrontare due grandi sfide: l’eliminazione delle pratiche di lavoro non etiche e il degrado ambientale.

Le applicazioni a base Blockchain hanno senza dubbio il potenziale adatto a migliorare il settore delle supply chain perché forniscono un’infrastruttura che registra, certifica e mappa un bene che viene trasferito tra parti spesso lontane, connesse tra di loro tramite una catena di distribuzione tra parti che non necessariamente sono legate da un vincolo di fiducia. Caratteristica rilevante del blockchain è di rendere i flussi di inventario associati al possesso dei beni univoci.
Allo stesso modo, la possibilità di monitorare il possesso dei prodotti e determinare la loro provenienza, diventa un must-have per ogni azienda che vuole (o deve) provare l’origine delle merci per contrastare la contraffazione e garantire il rispetto delle norme di produzione/ sicurezza legate alla produzione del bene.
I prodotti spediti ai clienti possono richiedere la certificazione dei documenti di origine che possono essere creati e validati da Blockchain con livelli di sicurezza notarili e con lo stesso valore legale.

Visti in questo modo, i beni sarebbero delle pedine che possono essere trasferite lungo una catena di controllo, che verifica nel tempo, in un processo criptato e trasparente, una transazione. I termini di ogni transazione rimangono irrevocabili ed immutabili, aperti al controllo di chiunque o soltanto di utenti autorizzati. Possono anche essere utilizzati smart contract per eseguire pagamenti e altre procedure in maniera automatica.

Smart Contract

Una delle ragioni per cui la tecnologia Blockchain può essere così utile per la gestione della supply chain è la possibilità di stipulare contratti smart.

Gli Smart Contract sono protocolli per computer che facilitano, verificano, o fanno rispettare la negoziazione o l'esecuzione di un contratto, o che evitano il bisogno di una clausola contrattuale. Gli Smart contract hanno solitamente anche un'interfaccia utente e spesso simulano la logica delle clausole contrattuali. In questo modo molti tipi di clausole contrattuali possono quindi essere rese parzialmente o integralmente automatizzate, auto-ottemperanti, o entrambe le cose. Gli smart contract aspirano ad assicurare una sicurezza superiore alla contrattualistica esistente e di ridurre i costi di transazione associati alla contrattazione. Rifiutare un bene in quanto difforme dagli accordi non sarà più oggetto di litigio perché sia il venditore che il compratore sono perfettamente a conoscenza se il bene/il contratto/l’azione sono “a norma” oppure no.



Allo stesso modo, se un compratore è soggetto a controlli interni per verificare se ha applicato norme di acquisto/codici deontologici di comportamento non potranno esserci dubbi o aleatorietà su questo giudizio. Quando le merci arrivano alla fabbrica del compratore, Blockchain permette un “time-stamp” vale a dire un "timbro" temporale di quando il bene è stato consegnato, completo delle sue caratteristiche, condizioni di consegna e tempi rendendo facili i controlli relativi alla provenienza delle merci, assicurando che corrispondono alle condizioni contrattuali.

Qualsiasi contestazione sarà risolta facilmente perché ogni documento, ogni variazione di documento vivono stratificati nella Blockchain, a disposizione di chi ha i privilegi per avere accesso a questo tipo di informazione.

Il Report e i risultati

"..., the adoption of and improvements to digital supply chains can reduce procurement costs for all purchases of goods and services by 20%, and reduce supply chain process costs by 50%. In addition to decreased costs, improvements in the DSC have the ability to increase revenue by 10%. And perhaps even more importantly, dramatic improvements in customer satisfaction."

Digital Supply Chains: A Frontside Flip, The Center for Global Enterprise, Sam Palmisano.

Realizzato da The Center for Global Enterprise (CGE), il  report Digital Supply Chains: A Frontside Flip, contiene i punti di vista di 24 leader globali di queste discipline, supportati da indagini quali-quantitative condotte su centinaia di organizzazioni attive a livello internazionale.

Secondo il report, la Blockchain potrebbe non solo rivoluzionare l'organizzazione della supply chain ma anche cambiarne radicalmente la teoria. Le informazioni raccolte dalla "catena a blocchi" potrebbero infatti costituire parte integrante del contratto negoziato che sarà criptato, firmato e "timbrato" virtualmente diventando irrevocabile.


Le aziende che usano la Blockchain nella Distribuzione: l'Osservatorio del Politecnico di Milano

Sono 331 i progetti (partiti o solo annunciati) censiti a livello internazionale da gennaio 2016 a oggi, di cui 172 sono in fase di test o operativi, che risultano dal  report dell'Osservatorio del Politecnico di Milano, Blockchain & Distributed Ledger.


Molte compagnie nel mondo stanno già testando la Blockchain per tracciare la loro catena di distribuzione. Everledger, ad esempio, per combattere le frodi documentali e per fornire un’assicurazione sull’ acquisto dei diamanti, fa in modo che le compagnie coinvolte e gli acquirenti possano tracciare la provenienza di ogni diamante da quando viene estratto fino a quando arriva in gioielleria. Di ogni diamante, Everledger misura 40 diverse caratteristiche, tra cui il taglio, la purezza, il numero di gradi negli angoli e, naturalmente, il luogo di estrazione. Everledger genera un numero di serie per ogni diamante iscritto nel registro e viene aggiunta un’impronta digitale alla catena di controllo del proprio libro mastro che al momento è composto da 280.000 diamanti. Questo processo rende possibile stabilire e mantenere la storia completa della proprietà del diamante, aiutando allo stesso tempo sia a contrastare le frodi che a supportare la polizia e le assicurazioni nel ritrovamento delle gemme rubate. Così i consumatori possono fare acquisti consapevoli e limitare la propria ricerca ai soli diamanti con una storia pulita, libera da frodi, furti, lavoro forzato e da venditori di dubbia provenienza, legati alla violenza, alla droga o al traffico di armi.

Un altro utilizzo di Blockchain è quello dell’impresa sociale Provenance, che ha sviluppato una piattaforma in tempo reale che racchiude e verifica l’origine di una risorsa assegnando ad una pedina un passaporto digitale che è tracciato in una catena di controllo completa fino a che non raggiunge la sua destinazione. Questo meccanismo potrebbe aiutare a contrastare le frodi nella vendita dei beni ad origine controllata, come il vino o il formaggio. SmartLog, ad esempio, per programmare meglio le sue risorse, sfrutta la Blockchain per costruire smart contract e localizzare i container di spedizione.

Blockchain è anche usata per minimizzare i rischi nei pagamenti in compagnie come Skuchain e Fluent che offrono una base Blockchain a supporto di finanziamenti e pagamenti. Un altro metodo di utilizzo della tecnologia blockchain può lavorare allo sviluppo di un sistema che velocizzi il processo manuale di documentazione, usando una catena di controllo privata per condividere informazioni tra gli esportatori, gli importatori e le loro banche. Wal-Mart, il più grande venditore al dettaglio del mondo, invece sta provando Blockchain per la sicurezza alimentare. Una traccia a base Blockchain, quindi, accurata e aggiornata, potrebbe aiutare a identificare un prodotto, a tracciare una spedizione e i venditori, soprattutto nel caso in cui sorga un problema. In questo modo, ad esempio, è possibile risalire ai dettagli su come e dove un cibo è stato coltivato e su chi lo ha ispezionato. Un accurato record del prodotto potrebbe anche rendere la catena di gestione più efficiente ed inviare il cibo ai negozi più velocemente, riducendo così gli scarti e gli sprechi.

Anche in ITALIA le cose si stanno muovendo, ma siamo agli albori. A Trento per esempio, gli Spindox Labs stanno lavorando a un progetto per conto di un importante operatore di logistica (presente in Italia con più di 150 centri e 4000 dipendenti), con l'obiettivo di creare un'infrastruttura in grado di registrare, certificare e mappare tutti i passaggi di un materiale o di un prodotto lungo la filiera distributiva.

Un altro caso interessante è quello della Torrefazione Caffè San Domenico - In collaborazione con la startup Foodchain, la torrefazione lancerà a breve una Blockchain per consentire il tracking lungo la filiera alimentare del caffè. Al consumatore basterà inquadrare il QR code presente sulla confezione per ricevere sullo smartphone la storia del prodotto, dal campo di origine allo scaffale, per avere assoluta trasparenza sul lavoro.

E ancora, il Gruppo Italiano Vinicolo - Almaviva ha sviluppato sulla piattaforma Ethereum una soluzione di tracciabilità del vino per questa azienda vinicola.

Non ci sono tra i casi italiani solo singole e semplici realtà, ma anche nomi importanti, che distribuiscono a livello mondiale.

Il primo è Baci PeruginaNESTLÈ ITALIANA sfrutta il valore della Blockchain per certificare la tracciabilità delle esportazioni del cioccolatino più famoso d'Italia dalla fabbrica italiana agli importatori e distributori globali. La blockchain integra le informazioni dei diversi attori coinvolti nella filiera estesa delle esportazioni, produttori, trasportatori, spedizionieri, operatori portuali, importatori e distributori.

Il secondo è BARILLA, in particolare il sugo al pesto. Barilla ha avviato una sperimentazione in cui è coinvolto un singolo produttore di basilico con una tracciatura "dal campo alla tavola": il produttore hagià inserito nella blockchain tutti i dati relativi alla coltivazione, dall'irrigazione agli antiparassitari, per garantire l'effettiva sostenibilità; poi, al momento dello sfalcio, ogni singolo lotto sarà seguito fino alla consegna. Se questa fase di test sarà efficace, il progetto potrà essere esteso a tutti ii prodotti del gruppo.


Per entrambe, e in generale per tutti i prodotti alimentari, l'obiettivo è quello di rafforzare l'immagine di qualità della materia prima e il controllo anticontraffazione.

"La rivoluzione digitale della Blockchain è solo agli inizi – afferma Valeria Portale, Direttore dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano –. Le potenzialità sono enormi, in gran parte ancora da esplorare e non solo in ambito finanziario. In Italia il tema è ancora poco conosciuto e si evidenziano al momento poche sperimentazioni, ma è cruciale mettere a fuoco le opportunità per il business per cogliere i benefici di una tecnologia che potrebbe essere in grado di portare al cosiddetto ‘Internet of Value, una nuova generazione di Internet in cui ci si possa scambiare valore allo stesso modo con cui ci si scambiano le informazioni”.


I limiti

Nonostante la diffusione massiva della Blockchain persistono ancora dei limiti:

  • Dimensione dei blocchi: La dimensione del blocco limitato di 1 MB limita il numero di transazioni possibili al secondo. Un blocco più grande, d'altra parte, aumenterà il tempo necessario a verificare ogni blocco prima che possa essere aggiunto alla Blockchain.
  • Scalabilità: sono necessari più potenza di calcolo e di hardware per risolvere i complicati problemi matematici di ogni transazione. È inoltre costoso operare con blocchi di dimensioni.
  • Standard: per utilizzare la Blockchain su scala industriale, ci devono essere determinati standard di settore nonché strutture legali e di governance per migliorare la robustezza, le prestazioni generali e la sicurezza della tecnologia.
  • Interessi divergenti: sostituire l'infrastruttura finanziaria esistente richiederà tempo e investimenti. Con gli interessi in competizione tra le diverse parti, ci vorrà del tempo per trovare un terreno comune per l'azione collettiva.


Conclusioni

I benefici superano sicuramente i limiti di questo nuovo approccio. Le aziende, se vogliono ridurre i costi e migliorare in efficienza, devono necessariamente fare un frontside flip, come se si trovassero su uno snowboard e dovessero cambiare direzione, per arrivare tra i primi al traguardo e non tra gli ultimi.