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Energia digitale e startup: do you speak italian?

10/05/2018

Una survey nel campo dell’energia digitale:100 imprese italiane tra le più innovative (di cui 22 startup) si mettono in gioco nell'attività del futuro.

Digital Energy Report: il primo rapporto italiano sull'energia digitale

L’Energy&Strategy Group del Politecnico di Milano ha presentato il primo Digital Energy Report in Italia.

Il futuro dell’energia è digitale e l’energia è il prossimo settore in cui la disruption digitale colpirà – ha affermato Vittorio Chiesa, Direttore di Energy & Strategy Group, presentando il Rapporto – Se le aziende di tutta la filiera non modificano in maniera profonda il loro assetto rischiano di scomparire”.

Ma cos’è esattamente la Digital Energy? Nell’accezione più semplice, parliamo della possibilità di utilizzare le energie gitali per controllare i consumi di energia.


Dietro questo termine però si nasconde molto di più, e cioè:

– l’uso di tecnologie digitali sempre più avanzate è ben più profondo lungo la filiera dell’energia, interessandone tutte le fasi, dalla produzione alla vendita;

– l’impiego potenziale del digitale va ben oltre il solo controllo.

Il Digital Energy Report, che ha visto la partecipazione attiva di numerose aziende partner, ha voluto contribuire al dibattito con numeri e strumenti di analisi che permettessero di comprendere la reale portata del fenomeno e  definire il perimetro di azione della digitalizzazione nell’ambito energetico, così da  valutarne, pur con tutte le cautele del caso, la redditività economica in diversi ambiti di applicazione, dal manufacturing e building alla produzione di energia da fonti rinnovabili.

Le aziende coinvolte sono state 100, di cui 22 startup, con una premessa: solo il 45% delle startup italiane ha ricevuto dei finanziamenti e solo il 9% di esse ne ha ottenuto superiore a 1 milione di euro.

Il finanziamento medio per le nostre imprese si assesta sui 640 mila dollari, cifra molto più bassa della media EU (5,2 milioni di dollari): è un dato significativo perché dimostra che l’Italia non è la meta più favorevole per sospingere la crescita della propria startup con la raccolta di capitali esterni.”

Poche ma buone: le 22 startup oggetto della ricerca

Le sfide della digital energy per gli attori della filiera sono molte – ha spiegato il Direttore dell’Energy & Strategy Group – sia sul piano tecnologico, perché è ancora lunga la strada da percorrere per rendere fruibili e sfruttabili molti dei benefici intangibili, sia soprattutto sul piano dei modelli di business vincenti, che andrebbero rapidamente identificati e adottati. Infatti, se le aziende non modificano in maniera profonda il loro assetto rischiano di essere soggetti a fenomeni di disruption, come in ogni settore dove sia entrata prepotentemente la digitalizzazione”.

Molto interessante in questa fase è capire cosa fanno le startup in Italia, non solo per le novità che possono portare, ma soprattutto perché tra queste potrebbe arrivare il nuovo incumbent della digital energy.

Le analisi del Report approfondiscono l’applicazione di soluzioni digital nei tre ambiti dello Smart Energy & Grid (ovvero, la gestione di reti elettriche intelligenti), nello Smart Manufacturing (cioè le soluzioni che permettono di rilevare dati in tempo reale, per esempio i dati sui consumi energetici) e nello Smart Building (tutte quelle soluzioni che consentono la gestione automatica degli impianti e dei sistemi di edifici residenziali, industriali e commerciali per il risparmio energetico).  Quest’ultimo in particolare si rivela l’ambito di gran lunga più coperto dalle startup, raccogliendo il 75% delle principali imprese innovative della digital energy. Seguono a grande distanza e in numero pressoché uguale lo smart manufacturing (14%) e la smart grid (11%).

In questa prima edizione, il Report focalizza in particolare 3 famiglie di tecnologie che vengono approfondite:
– la prima permette di raccogliere dati sulle condizioni di funzionamento di un dato;
– la seconda permette la trasmissione dei dati;
– la terza coinvolge le tecnologie che possono valorizzare i dati raccolti, come ad esempio strumenti di Big Data Analytics che permettono di individuare dei pattern ricorrenti all’interno dei Data.

La chiave del successo, secondo quanto emerge dal Report, è l’alto livello di flessibilità delle soluzioni digitali: l’adattabilità delle infrastrutture per la raccolta dei dati e della loro trasmissione, così come quella degli strumenti di analytics, sono fondamentali per la penetrazione in contesti assolutamente eterogenei.

Le capacità dei prodotti interconnessi spaziano così dal più semplice monitoraggio delle condizioni di funzionamento di un asset, con la segnalazione di eventuali anomalie, al controllo, all’ottimizzazione, fino allo sviluppo di una certa autonomia del prodotto. Software evoluti, infatti, consentono di decifrare in modo sempre più accurato le informazioni contenute nei Big Data, creando nuove opportunità di business legate alla condivisione dei dati stessi, ma anche a quella dei risultati delle elaborazioni numeriche.

Secondo il Report, le soluzioni digitali sembrano essere una scelta vincente sia nel campo delle rinnovabili, sia in ambito industriale, ed hanno i requisiti per trovare una più che adeguata diffusione nel mercato italiano. In particolare, per lo “Smart Manufacturing“, il Piano Industria 4.0 del Governo rappresenterebbe un vero e proprio volano.

Se però ci si limita alla quantificazione tangibile dei benefici, la redditività percentuale delle soluzioni a più basso investimento (l’architettura “basic”) può rappresentare una tentazione forte per il mondo del manifatturiero, ma ciò rischia di privilegiare la visione di breve termine rispetto a quella di lungo, che invece privilegia le architetture “advanced”, in grado di massimizzare gli altri benefici, quelli intangibili.