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Allineatestogiustificato

Se oggi i Queen decidessero di rifare il video di I want to break free, probabilmente sostituirebbero la lucidatrice di Freddy Mercury con un l’iRobot iRobot Roomba i7+, con i suoi cui sensori di ultima generazione che mappano l’ambiente, i cui comandi vocali permettono di ordinargli di fare qualsiasi cosa (o quasi) e con la possibilità di monitorare l’andamento delle pulizie tramite app su smartphone.

L’Intelligenza Artificiale e gli algoritmi non sono più parte integrante solo di realtà tech di grosse aziende o di laboratori di ricerca. In modo consapevole o meno, sono parte della nostra vita quotidiana.

Tutti abbiamo ormai sperimentato gli assistenti virtuali Alexa, Siri e Google, in modo trasversale e in tutte le fasce di età, ma l’intelligenza artificiale fa molto di più, anche nelle quattro mura di casa. Un esempio è quello delle funzionalità di molti smartphone per migliorare la qualità degli scatti - per esempio con Google Pixel 2 o con Vivo V215G, che sfruttano un set di algoritmi per garantire scatti di alta qualità negli ambienti più disparati - o quelle del riconoscimento facciale, con un sistema di mappatura in 3D, su iPhone e Galaxy, che combina sensori e algoritmi.
AI anche nei droni e in oggetti connessi come le auto self driving, con il machine learning per le Tesla.
Viviamo con l’AI anche quando navighiamo sui social network, su Spotify o su Netflix (feed, notifiche, suggerimenti di playlist musicali o serie TV).

E poi in casa frigoriferi, forni e in generale tutti gli elettrodomestici collegati in rete e comandati a distanza, come appunto il robot per pulire l’appartamento, oppure lo spazzolino elettrico che collegato

ad un'app su smartphone controlla la corretta pulizia orale e segnala quando è il momento di recarsi dal dentista.

Algoritmi e Intelligenza Artificiale: ma come si fa senza i microchip?
Come già raccontato in un precedente articolo, durante il lockdown e in generale durante l’epidemia di Covid, il mercato dei microchip ha subito un forte rallentamento e fino ad allora a quel momento non ci siamo forse resi conto di quanto i microchip si trovassero ormai ovunque e fossero così indispensabili: automobili, PC, elettrodomestici, etc.

Electrolux ha recentemente lanciato un segnale di allarme riguardo alla produzione di lavatrici, e ha annunciato un rincaro dei prezzi all’acquirente finale. Idem per Volvo e Audi, che hanno dovuto fermare le fabbriche in Belgio, mentre Mercedes sta riducendo gli orari lavorativi di oltre 18mila dipendenti e Jaguar e Rover hanno dovuto ridurre la produzione. Stellantis invece affronta la produzione con un ritorno all’analogico: la Peugeot 308 torna alla produzione con tachimetri analogici e uno sconto di 400 euro.

Questo perché la produzione di microchip è concentrata da sempre in Cina, Taiwan e Corea, Paesi paesi che di fronte al boom della domanda (soprattutto di PC per lo smart working) hanno privilegiato i propri mercati e soprattutto l’elettronica di largo consumo.
La soluzione sarà riportare parte della produzione in Europa (reshoring) , ma ci vorrà ancora del tempo.



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