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Allineatestogiustificato

Con la pandemia che imperversa, anche la Cultura è ai blocchi di partenza, i musei in particolare.
8.500 siti chiusi nel Mondo, di cui 4.900 in Italia, tra pubblici e privati, con un -70% dei ricavi dall’inizio della pandemia ad oggi.
Trasferire in una vetrina virtuale il materiale del museo poteva andare bene all’inizio del lockdown, ma con il perdurare delle restrizioni è necessaria una svolta tecnologica e digitale di altro tipo.
Svolta che non può riguardare in modo slegato i singoli musei, ma che deve partire da un’organizzazione centralizzata, perché un patrimonio culturale e artistico come quello italiano non si trasferisce in rete da un giorno all’altro.


Musei e Osservatorio del PoliMi

Il ritardo storico nella digitalizzazione in Italia riguarda anche i musei. L’ultimo Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali (2019)del Politecnico di Milano ha mostrato i seguenti numeri:

  • l’85% dei musei ha un sito ma solo il 23% possiede una biglietteria online
  • solo il 33% dei musei ha un catalogo digitale
  • solo il 24% ha wi-fi nelle sale

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Il passaggio dall’offline all’online durante il lockdown

Quando i negozi hanno dovuto chiuder, sono sopravvissuti quelli che sono passati all’e-commerce.

Con tutte le differenze del caso, anche per i musei è questa la strada da seguire, l’integrazione cioè tra offline e online.

“Se con i musei aperti il digitale ha rappresentato un complemento all’esperienza di visita (nelle sue varie sfaccettature), con la chiusura delle istituzioni culturali il digitale si è rivelato lo strumento necessario per poter offrire contenuti culturali. Questo ha portato inevitabilmente ad un uso diverso dei canali online, social media in primis, (il numero di post sui social aumenta in media del 5%), ma anche siti web, che sono divenuti da strumenti di comunicazione e di preparazione alla visita, strumenti di vera e propria erogazione di contenuto.” (Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali, Il Ripensamento in chiave digitale dell’ecosistema culturale: nuovi modelli e fattori abilitanti, Ricerca 2019-2020).

Come hanno trasferito le proprie opere, chiuse nelle sale, al pubblico online? Le iniziative hanno spaziato dal video-racconto di un’opera, all’intervista con un esperto, ai quiz (come ha fatto per esempio il British Museum @britishmuseum)

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alcuni con interazioni tra il museo e il pubblico, altri no. Un esempio italiano è quello di ArtYouReady, flashmob organizzato dai Musei Statali attraverso il quale veniva chiesto ai visitatori di postare proprie foto che ricordassero un dipinto famoso.

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I risultati migliori arrivano dai Social Media, con un +7,2 su Instagram e un +5,1 su Facebook (i dati sono del mese di marzo 2020), che consentono di mantenere una relazione di lungo periodo dopo la visita al museo, con aggiornamenti e post personalizzati.

Una vetrina virtuale non basta, è necessario pensare ad una presenza online di qualità e remunerativa, un fil rouge che colleghi anche con il ritorno alla normalità il museo, con le sue sale e l’emozione di trovarsi di fronte ad un’opera artistica, con la presenza online e sui canali Social, per approfondimenti o semplicemente per raggiungere geograficamente chi altrimenti non potrebbe permettersi una visita ad un museo particolarmente lontano. Pensiamo ad esempio al MAN, lo splendido Museo d’Arte di Nuoro, http://www.museoman.it/it/index.html in Sardegna, lontano già prima del lockdown, ora chissà ancora per quanto irraggiungibile ai più, ma anche semplicemente musei fuori Regione e fuori Comune, che saranno ancora impossibili per molti italiani (nella speranza che a breve riaprano almeno per i residenti con accessi contingentati). Il lockdown ci ha impedito di andare al museo ma al contempo ci ha permesso di visitarne altri sparsi in tutto il mondo, senza muoverci da casa. In futuro questo permetterà di ampliare il bacino di utenti e fidelizzare maggiormente i visitatori.

Il Mudec di Milano ha lanciato un’iniziativa dal nome 10x10https://www.mudec.it/ita/diecixdieci/, un approfondimento di 10 minuti su 10 fotografe che hanno cambiato il modo di fare fotografia nel Novecento e il #MudecDelivery, un progetto che racconta la collezione permanente e le mostre del museo.

Un fiore all’occhiello del panorama museale italiano è il MART di Rovereto, che da 10 anni investe sul digitale e che è stato il primo ad essere presente sui social (ha istituito un Web Team dedicato proprio come il MOMA di New York) e durante il lockdown ha reso disponibile un’audioguida digitale e video-tour in streaming condotti da Vittorio Sgarbi. Un format quest’ultimo che potrà diventare un’alternativa alla visita in loco, fruibile da PC.

 


Gli strumenti e le competenze necessarie per la trasformazione digitale dei Musei

Come afferma la ricerca fatto dall’Osservatorio, “la trasformazione digitale non si può improvvisare.” L’emergenza Covid e tutto quello che ne è conseguito per i settori Commercio, Aziende, Istruzione, PA, etc. è stato un salvarsi sul bordo di un dirupo ma pro-futuro le cose andranno necessariamente programmate e pianificate.

Ad oggi, 3 musei su 4 in Italia non hanno un piano strategico di innovazione digitale, ma il piano sarà necessario e i 4 step da seguire dovranno essere:

  1. identificare la strategia digitale e integrarla nella strategia complessiva del museo;
  2. declinare la strategia digitale in una serie di progetti e di attività;
  3. verificare le risorse necessarie;
  4. prevedere un sistema di monitoring dei risultati rispetto agli obiettivi.

Ad oggi la maggior parte dei musei, appunto 1 su 4, ha fatto passi timidi in questa direzione, per lo più di tipo localizzato: solo il 48% ha investito in servizi di supporto alla visita fisica, come audioguide e QR code; poco ticketing (ad oggi ancora l’86% del ticketing è di tipo cartaceo in cassa); isolata e fine a sé stessa la catalogazione digitale delle opere.

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Tragico anche il quadro delle competenze coinvolte: solo il 49% dei musei italiani ha in organico risorse umane almeno in parte dedicate all’innovazione digitale (solo il 12% ha un team dedicato).

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In particolare, nel passaggio dal solo offline al connubio offline-online sarà strategica la figura del Data Analyst: conoscere i clienti, capire i loro gusti, anticiparli quando possibile, monitorare la performance (Mosaic Profile Segmentation) tutto servirà a migliorare anche l’offline.

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Anche per il modello di pagamento, potrà essere utile pensare ad un sistema misto: a pagamento, solo in parte a pagamento, free.


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