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Smart Working e l'esempio del Ponte Morandi

Ne ha parlato proprio ieri il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte in un video rivolto a tutti gli Italiani, durante il quale ha citato il caso del Ponte Morandi come un esempio di crisi ma anche di superamento della stessa grazie all'impegno delle imprese italiane e di tutti i genovesi. Il Ponte Morandi è anche l'esempio della prima sperimentazione di smart working in larga scala avvenuto in Italia. Il crollo del ponte ha infatti rappresentato un enorme ostacolo per tanti lavoratori genovesi che dovevano raggiungere il proprio posto di lavoro.

Due esempi tra tutti sono stati Ansaldo Energia e Leonardo: per il primo, dei 2.300 dipendenti, 300 lavoravano e lavorano ancora da casa; per il secondo, a partire da settembre 2018, più della metà dei dipendenti lavora da casa, per un massimo di 10 giorni al mese. Tante aziende, pubbliche e private, hanno contribuito a risollevare le sorti di Genova, anche con l'uso dello smart working: a fianco del Comune di Genova, la Regione Liguria, la Città metropolitana, la Camera di Commercio, la Alisa (il sistema sanitario della Regione Liguria), le Università, ci sono anche state tante azienda private, come TIM, Abb, Costa Crociere, Siemens, Rina, Esaote e tante altre.

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Lo smart working però è soprattutto un modo diverso di affrontare il lavoro,una rivoluzione copernicana che vede l'Italia nelle ultime posizioni in Europa (2,5% a fronte della media europea pari al 25%), perché smart working non significa telelavoro ma un nuovo modello di leadership, mobilità e organizzazione del lavoro.

COVID-19: la necessità di uno smart working nazionale

All'inizio del fenomeno, quando in Italia non esistevano ancora casi di positività al virus, alcune aziende avevano già iniziato su propria iniziativa ad utilizzare lo smart working per quei dipendenti che erano rientrati da poco dalla Cina. Ad oggi, con i circa 3.000 casi di individui positivi, le cose sono molto cambiate e il lavoro da casa è diventato una necessità, in alcuni casi obbligatorio, in particolare per le PA. Fondamantali, PC portatili, accesso al server aziendale da remoto/ Cloud e una buona organizzazione gestionale (call e video conference; nuovo concetto di leadership; apertura mentale ai cambiamenti).

Un momento di svolta?

Ad oggi, lo smart working obbligatorio è confermato fino al 15 marzo.

Il timore è che, superata la crisi COVID-19, si torni alla vecchia organizzazione e che lo smart working torni a rappresentare una minima percentuale del totale lavoro. La speranza è che questo rappresenti il momento di rivedere e ripensare il modello socio-produttivo italiano, in forma più DIGITAL e più CONNECTED, con il fine di migliorare il lavoro, decongestionare il traffico metropolitano e fare risparmiare a tutti, imprese e lavoratori, TEMPO e DENARO.











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