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London Calling - I reportage di TIM OPEN nel mondo: Olanda

03/09/2018

Tecnologia e tulipani: i Paesi Bassi ai primi posti tra i paesi più evoluti in Europa.



IoT, un fenomeno tutto olandese

L’intero territorio olandese è coperto dalla rete LoRa (long Rage) della società KPN per la connessione wireless di oggetti.

Dopo un’iniziale implementazione a Rotterdam e a The Hague nel 2015, il network LoRa è attivo in tutto il paese dal 2016. Gli oggetti ad oggi collegati sulla rete sono circa 1.5 milioni, un numero che è ovviamente destinato ad aumentare, proprio per la natura dello IoT.

Al porto di Rotterdam, gli eco-sondagli sono provvisti di sensori; a Utrecht tutti gli interruttori delle ferrovie sono collegati così da essere monitorati centralmente; all’aeroporto di Schiphol (Amsterdam), uno degli snodi aeroportuali più trafficati al mondo, è già attivo un servizio ioT di controllo dei bagagli.

Olanda: la Food Valley del futuro

Con una popolazione di 17 milioni di abitanti e una superficie pari a quella di Veneto e Lombardia messi assieme, i Paesi Bassi hanno esportato nel 2017 prodotti agroalimentari per ben 91,7 miliardi di euro. Due volte l'export dell'Italia.

Il segreto è il connubio di innovazione e partnership pubblico-privato. Non solo la cooperazione tra gli agricoltori ricopre un ruolo importante, ma il collegamento tra agricoltura e mondo della ricerca è tra i più sviluppati in Europa: gli agricoltori si rivolgono direttamente alle università per cercare soluzioni a problemi concreti.

Una tra le più prestigiose è quella di Wageningen, miglior ateneo al mondo per le scienze agrarie in base a diversi ranking, tra cui lo U.S. News& World Report 2016. “Esplorare il potenziale della natura per migliorare la qualità della vita” è il motto di Wageningen, che combina la ricerca accademica (senza finalità di lucro), affidata all’università, con gli obiettivi commerciali dell’industria, a cui sono chiamati a rispondere gli istituti di ricerca ospitati nel campus.

L’università offre un’unica facoltà strutturata in cinque dipartimenti; conta oggi 170 docenti e circa 10mila studenti, più di 2mila non olandesi. Il filone più affascinante è innovativo è indubbiamente la tecnologia “postharvest”, ossia la gestione dei prodotti ortofrutticoli successiva al raccolto, per preservarne integrità, freschezza e sapore, dal trasporto in container ai magazzini. «Queste ricerche – spiega Eelke Westra, studioso della tecnologia postharvest – rendono disponibili per tutto l’anno prodotti un tempo stagionali, consentono un ampliamento e una maggiore specializzazione delle aree produttive e un allargamento della distribuzione».

Diverse sono le applicazioni, disponibili per smartphone e tablet, che consentono di monitorare con maggiore semplicità, velocità e praticità, alcuni parametri da cui dipende l’efficacia della produzione agricola: ph del suolo, temperatura, carenza di fertilizzanti. Dati che generalmente vengono utilizzati per stilare dei rapporti completi sullo stato di salute del terreno coltivato.

E il Governo investe. Per l’anno 2017 aveva messo in bilancio 1,4 milioni di euro per l'acquisto di dati satellitari per migliorare la sostenibilità e l'efficienza dell'agricoltura. Tra le altre cose, i dati contengono informazioni dettagliate sul terreno, l'atmosfera e lo sviluppo delle colture. Le aziende specializzate potranno analizzare i dati per fornire agli agricoltori consigli mirati su di irrigazione, fertilizzazione e le attività di spruzzatura di antiparassitari. I dati satellitari saranno aperti e disponibili, permettendo a tutti di avere libero accesso alla banca dati.

I dati vengono raccolti da satelliti di osservazione della Terra che orbitano tra 500 e 900 chilometri dalla Terra. Utilizzando sensori di misurazione a distanza altamente specializzati, i satelliti raccolgono informazioni uniche sulla qualità del suolo, umidità, temperatura e condizioni atmosferiche. È anche possibile analizzare lo sviluppo della biomassa e del contenuto di azoto e amido nelle colture, inoltre i satelliti raccolgono informazioni su numerosi altri aspetti quali cambiamenti nella qualità dell'acqua, forestazione e ambiente. I dati satellitari saranno disponibili per la prossima stagione di produzione sul sito.

Paesi Bassi e Acqua Alta, insieme e indissolubili.

Fin dalle origini, i primi olandesi e quelli a seguire non hanno mai smesso di pompare acqua per liberare la terra e costruirci fattorie e case. Il problema dell’acqua è sempre stato centrale, e lo è ancora. Una questione quotidiana e al contempo parte dell’identità nazionale. Non esiste un luogo in Europa più minacciato dall’acqua dell’Olanda: la maggior parte del territorio si trova al di sotto del livello del mare e sta lentamente sprofondando.

E l’Olanda è un punto di riferimento per tutti i paesi al mondo che temono le inondazioni.

Il riscaldamento globale interessa tutti, ma in particolare gli olandesi che hanno deciso di convivere con l’acqua invece che combatterla, creando fontane, laghi artificiali, dove convogliare l’acqua nel momento in cui ce ne fosse bisogno.

“We can’t just keep building higher levees, because we will end up living behind 10-meter walls,” dice Harold van Waveren, consulente governativo. “We need to give the rivers more places to flow. Protection against climate change is only as strong as the weakest link in the chain, and the chain in our case includes not just the big gates and dams at the sea but a whole philosophy of spatial planning, crisis management, children’s education, online apps and public spaces.”

Gli olandesi hanno a disposizione un app con GPS che li aggiorna costantemente sullo stato del livello dell’acqua nella zona da loro abitata; sono obbligatori i corsi di nuoto “con vestiti e scarpe” per essere sempre pronti ad ogni evenienza improvvisa; ogni olandese è proprietario anche solo di una piccola barchetta.


E poi Maeslantkering, l’immensa opera di ingegneria idraulica per la protezione di Rotterdam e del suo porto. Non è mai stata utilizzata (inaugurata nel 1997) ad eccezione del 2007, con l'emergenza derivata dalla tempesta "Tilo", causa di onde alte a 3 metri di altezza.


Rotterdam è uno dei porti più importanti al mondo e va difeso, così come i suoi abitanti.

Startup a tutta birra

Innovazione e temperamento scientifico sono i due principali punti di forza dei Paesi Bassi. La maggiore disponibilità di open data svolge anche un ruolo importante nel guidare l'innovazione nel Paese.
Il governo olandese ha intrapreso varie iniziative per diventare un hub centrale per le start-up, attraverso organizzazioni come StartupDelta, insieme ai numerosi incubatori come YES Delft e UtrechtInc. Nell'indice europeo della città digitale pubblicato di recente, Amsterdam è al secondo posto, dopo Londra, come la città più amica degli imprenditori digitali in Europa per i suoi ecosistemi di supporto per le startup. 

Ha inoltre introdotto una legge sui visti all'avvio a partire dal 1 ° gennaio 2015, come riconoscimento da parte del governo olandese del valore degli imprenditori in fase di avvio per l'economia olandese. In molte regioni sono in corso attività di innovazione. Città come Amsterdam, L'Aia, Rotterdam, Utrecht, Delft e altri stanno organizzando i propri poli di innovazione, che consentono la cooperazione e la co-creazione in un contesto di innovazione aperta.

I campus dove spunta l’Innovazione

Non è una novità per l'Olanda. Qui i parchi scientifici e innovativi sono presenti da anni, anche decenni. Uno studio del 2014 di Buck Consultants International (BCI) ha identificato 39 campus di ricerca nei Paesi Bassi. Otto di questi sono considerati "maturi", il che significa che hanno un notevole potere magnetico per attirare talenti, investitori e aziende straniere, nonché una notevole produttività e tecnologie innovative.

Gli otto principali campus di innovazione olandesi - Amsterdam, Delft, Eindhoven, Enschede, Leiden, Sittard / Geleen, Utrecht e Wageningen - stanno collaborando a una proposta congiunta tra compagnie straniere e governo nazionale. Sebbene differiscano per dimensioni e portata, i campus condividono la visione dell'innovazione aperta e si sono dimostrati dei vettori significativi per la crescita economica nei Paesi Bassi. 

Le aziende straniere vedono il potenziale nei campus dell'innovazione olandesi. Bert Kip, CEO di Brightland Chemelot Campus, uno degli otto hub di innovazione menzionati sopra, accoglie spesso nuove aziende nel suo campus di chimica e materiali. "Educare e attrarre talenti è uno degli elementi chiave del nostro ecosistema di campus. Le compagnie straniere vedono che il nostro paese è un hub innovativo e ad alta intensità di conoscenza. "







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