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Tra digitale e quattro ruote: tutti pazzi per le auto driverless

02/03/2017


La guida autonoma attrae grandi società sia dal settore tech (Apple, Samsung, Google) che dall'automotive tradizionale (Fca, Toyota, BMW). Ecco come si stanno muovendo, tra partnership e investimenti

Le vetture a guida autonoma non sono una semplice evoluzione del mercato esistente: stanno creando un ambiente nuovo, popolato dalle case automobilistiche tradizionali ma anche da società tecnologiche e nuovi contendenti. Tutti hanno in comune una cosa: sono convinti che il futuro sia driverless.

Nel frattempo, però, prima della definitiva affermazione della guida autonoma, è già in corso una fase intermedia: una  guida assistita, sempre più sofisticata.

Secondo un'analisi di Business Insider, le auto connesse in circolazione saranno 380 milioni entro il 2021. Quattro anni da adesso, praticamente nulla. L'indagine afferma che “il mercato delle auto oggi è al punto in cui era quello degli smartphone nel 2010: è appena decollato ed è pronto per esplodere”. Per questo motivo la lista delle case che lavorano alle auto connesse è ormai molto più lunga rispetto a quella dei tradizionalisti.

Fca ha stretto una partnership con Waymo, la controllata di Google dedicata alla guida autonoma. Dall'unione è nato un minivan che sta circolando (in fase di test) sulle strade della California.

Secondo Gill Pratt, a capo del Research Institute di Toyota, però, le auto 100% autonome “non sono ancora neppure vicine”. Ma intanto, anche il gruppo nipponico avanza. Durane il prossimo salone automobilistico di Ginevra, Toyota dovrebbe presentare i-TRIL, l'auto elettrica iper connessa. Allo stesso tempo, sta sviluppando AHDA, un sistema avanzato che reagisce alle condizioni del traffico, mantenendo costantemente il veicolo a distanza di sicurezza e riducendo la fatica del conducente.

Un altro gigante come Ford sta puntando con forza su Argo AI. Il gruppo inietterà un miliardo di investimenti in 5 anni nella startup, che ha poche settimane di vita. La garanzia è costituita dai due fondatori Bryan Salesky e Peter Rander (il primo ex Google e il secondo ex Uber). Ford punta così a velocizzare lo sviluppo nel settore: nel corso del 2017, dovrebbero essere testate su strada 90 vetture, per poi arrivare al lancio commerciale nel 2021. 

L'attenzione verso la tecnologia è sottolineata anche da Bmw. A novembre, la casa tedesca ha rimpolpato il proprio venture capital, iVentures. La sua dotazione è passata da 100 a 500 milioni di dollari, da investire nelle startup che possano favorire le auto connesse. Significativo che, per l'occasione, il venture abbia spostato la sede da New York alla Silicon Valley.

Già, la Silicon Valley. Nei primi anni 2000, il polo digitale sembrava un'alternativa a quello alimentato dagli idrocarburi di Detroit. Nell'arco di pochi anni, la città del Michigan è stata messa in ginocchio dalla crisi. L'automotive, invece, guarda con sempre maggiore interesse a San Francisco e dintorni. Non si tratta solo di traffico “in entrata” (come dimostra Bmw) ma anche “in uscita”: società nate in altri business stanno investendo sulle vetture senza conducente. Di Google abbiamo già detto. Apple ha vissuto un percorso più problematico: il suo progetto Titan, che in un primo momento sembrava rivolto a un'auto fatta e finita, pare si sia orientato verso una maggiore attenzione al software. Anche Uber ha affermato che “il futuro è nella guida autonoma”: sta sperimentando la propria tecnologia su strada e ha acquisito la startup Otto, specializzata nei tir driverless. Intel investirà 250 milioni nell'arco dei prossimi due anni.

E poi c'è Tesla, che forse rappresenta la prima sintesi “nativa” tra tecnologia e quattro ruote. Produce auto iper-connesse, elettriche ed è stata fondata in Silicon Valley dal padre di Paypal, Elon Musk. Le Tesla sono già equipaggiate con l'hardware necessario per renderle autonome. Ma il suo utilizzo è ancora vietato. Segno che la sfida non sarà solo tecnologica ma anche regolatoria. Musk, comunque, è intenzionato a portare le prime auto driverless in commercio già nel 2018. Ed è convinto che “entro dieci anni saranno la norma”.