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Natural User Interface: le tecnologie che ci cambieranno la vita

10/03/2017


Mouse e tastiera, tra poco, saranno il passato. Il dialogo tra uomo e macchina sarà sempre più naturale. La voce è ormai consueta, ma non è l'unico canale di comunicazione





Natural user interface. Da queste tre parole passa l'interazione tra uomo, robot, intelligenza artificiale. Da qui passa una fetta abbondante di futuro. Del diavolo si dice che “la beffa più grande che abbia mai fatto è stata convincere il mondo che lui non esiste”. Ecco: l'obiettivo della natural user interface è più o meno lo stesso: svilupparsi a tal punto da dare l'illusione che non ci sia una linea di demarcazione tra mente e corpo (da una parte) e software e hardware (dall'altra).

L'interazione tra uomo e macchina sarà sempre più intuitiva. Naturale, appunto. Senza mouse, tastiere. E in futuro senza visori, tappa intermedia verso una totale immersione in un ambiente virtuale. Se non ci saranno questi supporti, quale sarà allora l'interfaccia del futuro?


Voce

La voce guadagna ogni giorno più spazio. Serve e servirà per ricevere informazioni, gestire la casa e guidare l'automobile. I grandi gruppi, come Google, Apple e Amazon, hanno messo gli assistenti digitali al centro del proprio ambiente tecnologico. Mark Zuckerberg ha battezzato Jarvis, il suo maggiordomo hi-tech. La voce è un'interfaccia intuitiva, che non ha bisogno di istruzioni. L'intelligenza artificiale moltiplica le sue potenzialità: le macchine non sono più solo in grado di rispondere ma riescono a conversare. Ogni parlante viene riconosciuto e l'interazione si modula in base ai suoi gusti e alla sua personalità. Quello che manca (e che rappresenta la sfida per il futuro) è l'empatia. La voce (sia in ingresso che in uscita) è priva di emozioni. Per ora. 


Gesti

Ve lo ricordate Tom Cruise in Minority Report? Quando il film arrivò nei cinema, nel 2002, i gesti dell'attore che governano uno schermo che galleggia in aria sembravano essere lontani nel tempo. Ancora oggi, i dispositivi basati sulla lettura dei gesti umani non sono la norma. Ma non sono certo così poco frequenti. La diffusione della smart home, ad esempio, potrebbe dare la stura a controlli “aerei”. Alcuni esemplari di cucine che obbediscono ai gesti esistono già. Ma senza andare troppo lontano, basta guardare a tecnologie come Nintendo Wii e Xbox Kinect. Sì, certo: serve ancora afferrare un controller. Ma Tom Cruise è davvero molto vicino.

Cervello

Il dispositivo più complesso e sofisticato mai creato si chiama cervello umano. Allora perché non utilizzarlo? Niente gesti, nessun suono: basta il pensiero per dialogare con i robot. Nulla a che fare con magia e telepatia: il cervello funziona attraverso impulsi elettrici, che possono essere interpretati per “leggere” la mente. I ricercatori del Mit hanno già raggiunto buoni risultati, con un sistema che consente a un robot di adattare il proprio comportamento ai suggerimenti (involontari) provenienti da un cervello umano. La strada da percorrere è ancora lunga, ma i vantaggi di un'interfaccia cervello-robot sono molti. La comunicazione sarebbe immediata, consentirebbe di controllare e coordinare più dispositivi contemporaneamente. E poi supererebbe un limite: il linguaggio. Se basta il pensiero, non servono parole.

Realtà aumentata

Voce, gesti, cervello: tutto potrebbe trovare una sintesi nella realtà aumentata. Grazie a dispositivi sempre più snelli (oggi sono visori, domani saranno supporti più agili), sarà possibile avere attorno a sé un ambiente nuovo, più ricco. Le applicazioni immediate riguarderanno i videogiochi, ma le declinazioni sono infinite: sarà possibile pagare il conto con un paio di tap sul tavolo del ristorante, avere davanti agli occhi una mappa senza utilizzare navigatore o smartphone. Con la realtà aumentata, non ci sarà bisogno di un'interfaccia perché tutto sarà interfaccia.

Organica

Se il mondo attuale è dominato da display rigidi (piatti o curvi), la organic user interface punta a cambiare l'ordine delle cose. Non è l'uomo che si adatta al dispositivo ma è il dispositivo che si adatta all'uomo. Con questo tipo di tecnologia, l'utente non è solo un fruitore: dà forma (letteralmente) al punto di contatto tra sé e un software. Un esempio: gli schermi flessibili, modellabili di volta in volta in base alle esigenze degli individui.