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London Calling - I reportage di TIM OPEN nel mondo: Brooklyn

14/03/2019

Incollata a New York, ma con una sua originalità e "indipendenza", anche culturale. E tanto, tanto, tech&digital.


Un po' di storia non fa mai male (grazie a Wikipedia)

Brooklyn è la più popolosa delle cinque suddivisioni amministrative (borough) della città statunitense di New York. Ha una popolazione di circa 2,6 milioni di persone.

Fu annessa alla città di New York nel 1898; nonostante ciò continua a mantenere una propria particolare identità. Nel periodo di intensa immigrazione italiana dalla seconda metà dell'Ottocento ai primi decenni del Novecento, Brooklyn divenne nota ad alcuni col nome italianizzato di "Broccolino".


I primi coloni europei a giungere nell'estremità occidentale di Long Island, abitata dagli indiani Lenape, furono gli olandesi. I primi centri abitati furono costruiti nel 1624; ma è nel 1646 che la Compagnia olandese delle Indie occidentali autorizzò l'edificazione del villaggio di Breuckelen. Esso prese il nome da Breukelen, un piccolo comune nella provincia di Utrecht (dell'antica dominazione olandese non rimane pressoché traccia, eccezion fatta per qualche casa o per qualche cimitero).

Brooklyn è unita a Manhattan mediante tre grandi ponti: il ponte di Brooklyn, quello di Williamsburg e quello di Manhattan.


Un quartiere destinato a fare concorrenza alla Contea di Napa, in California 

Brooklyn è la nuova regione del vino. Il quartiere newyorkese si sta affermando come una delle aree leader nella produzione vitivinicola raggiungendo il livello di zone di produzione più note come la California. Da Williamsburg a Red Hook, sono tante le aree che stanno conoscendo lo sviluppo dell'industria dell'uva. Merlot, Chardonnay, ma non solo. Altre marche di vini a breve faranno il loro ingresso nel mercato.


"Il commercio dei nostri vini sta avendo una diffusione di larga scala – ammette Allie Sharper, produttore di Greenpoint – New York ha un ampio mercato e la selezione dei prodotti è accurata, tuttavia non c'era motivo per non valorizzare al meglio la mia attività". "La tradizione vinicola italo-americana è stata la base di partenza – continua – e non lontano da qui ci sono vigne enormi da cui attingere come la Hudson Valley oppure Finger Lakes". Il Consiglio del Vino di Long Island, un'associazione di viticoltori dell'East End, ha spiegato che New York per molto tempo è stato il migliore mercato e che ora è pronto per essere il nuovo Napa, la contea dello Stato della California nota per i suoi vini. 

Brooklyn Tech Triangle

BTC, ovvero, la zona disegnata tra Navy Yard, Dumbo e Downtown Brooklyn, il cuore della Brooklyn che con la sua energia attrae giovani talenti dalle università e startup (https://vimeo.com/68572874).

Il Navy Yard è il luogo in cui migliaia di operai hanno costruito navi commerciali e militari per oltre 150 anni e che di Wallabout è la naturale estensione verso l’East River. Oggi, dopo decenni di abbandono, è tornato a essere un centro economico importante per New York: 330 aziende, 2 miliardi di dollari di fatturato l'anno; 80 imprese e 400 sviluppatori. Il Building 128 è quello che meglio descrive in che modo è possibile usare il passato per costruire il futuro. Almeno secondo quanto la città e lo Stato di New York hanno raccontato dal 2013 a oggi, in una operazione un po’ di marketing, un po’ commerciale per costruire il centro perfetto della manifattura tecnologica: la versione globale e sostenibile di quello che il presidente americano Donald Trump vorrebbe creare chiudendo i confini. Lo Stato propone infatti di spostare la sede della propria startup a New York e in cambio promette zero tasse per dieci anni.

Nel settembre 2016 all’interno del Building 128 ha aperto New Lab, un’officina condivisa per aziende che si occupano di robotica, di intelligenza artificiale e di design. Un paradiso per gli inventori in cui, nonostante lo spazio ricordi una delle tante startup supercool californiane, non si produce alcuna applicazione, alcun software. Ogni impresa selezionata per entrare (solo il 20% delle applicazioni vengono accettate) deve rispettare due regole, che Molly Erman, di New Lab, ripete di continuo «Le società devono aver ricevuto almeno un finanziamento, ma soprattutto devono produrre oggetti fisici». Assolutamente controcorrente.

Dumbo, ovvero Down Under Manhattan Bridge Overpass, comprende una piccola zona tra il ponte di Brooklyn e il Manhattan Bridge. Si tratta di un ex quartiere industriale e lo si nota dai tanti edifici stile fabbrica, e dai vecchi magazzini, ora trasformati in loft dai prezzi astronomici. DUMBO è oggi un quartiere di gallerie d’arte, boutique e lussuosi appartamenti.


Tra i vecchi magazzini e le fabbriche in disuso hanno trovato sede anche numerose startup di successo e aziende tecnologiche, come il colosso mondiale Etsy, che organizza periodicamente dei laboratori creativi aperti al pubblico. Uno degli ultimi arrivi è l'United Technologies Digital Accelerator, la cui missione è di mettere in collegamento i prodotti veri e propri della UTC
(la casa madre) con il web, “unleashing the size and scale of UTC’s businesses on the digital world of big data and Internet of Things,” afferma la UTC in un comunicato stampa. Joe Muldoon, vice-presidente della società e responsabile della digital transfomation di UTC, conclude dicendo: “The mission of the digital accelerator is to accelerate the ability to develop and bring to market innovative solutions.”

Tech and the City - Brooklyn e NY una vera e propria "silicon alley"

La capitale mondiale delle startup? Dimenticate la Silicon Valley. È tempo di Silicon Alley. Di questo sono convinti Alessandro Piol e Maria Teresa Cometto, autori di Tech and the city (Guerini e Associati, con prefazione di Carlo De Benedetti), guida alla città di New York che secondo loro prenderà (o ha già preso) il posto della west coast nel regno dell’imprenditoria innovativa.


Nel libro troverete i nomi di 50 personaggi chiave: i fondatori delle startup più significative e interessanti nei vari campi, dai social media all’e-commerce, dal software alla manifattura digitale; investitori “angeli” e venture capitalist; gestori di spazi di coworking, acceleratori e incubatori; rappresentanti di grandi aziende come Google; docenti delle università cittadine, manager dell’amministrazione comunale e consulenti. Dal 2007 al 2011 i posti di lavoro nel settore tecnologico a New York sono aumentati del 28,7% da 41.100 a 52.900, mentre sono diminuiti nei settori tradizionalmente forti della città come la finanza (–5,9%), l’editoria (–15,8%), i servizi legali (–7%) e la manifattura (–29,5%). Nello stesso tempo il numero di investimenti di venture capital nelle startup newyorkesi è cresciuto del 32%, mentre è calato del 10% nella Silicon Valley e del 14% a Boston e dintorni.

Il Center for Economic Transformation (CET), un ponte fra l’amministrazione pubblica e gli imprenditori privati, in particolare quelli del settore high-tech, hanno organizzato una dozzina di incubatori, dal Bronx a Brooklyn, da cui in tre anni sono uscite oltre 40 società.

Nel libro (che ha un capitolo apposito sui “tricks”), si parla anche delle prospettive per gli startupper italiani, per esempio di Elio Narciso, Internet e angel investor italiano che fa la spola fra Italia e Stati Uniti dal 2004 e che punta ad aprire a NY una sede della catena di spazi di co-working Talent garden. Per adesso, una buona opzione, considerando il problema del visto lavorativo, molto difficile da ottenere, può essere interessante andare da uno degli accelerator tipo Techstarts 500 Startups dove, una volta ottenuti i finanziamenti, possono aiutarti ad avere un visto definitivo. Hanno fatto così per esempio Elena Favilli e Francesca Cavallo, fondatrici di Timbuktu, un magazine per iPad per bambini.


La nuova torre al 9 di DeKalb Avenue

Appiccicata al Dime Savings Bank, sta nascendo una nuova torre residenziale, che con i suoi 325 metri diventerà la torre più alta di Brooklyn. Il grattacielo a 73 piani al 9 di DeKalb Avenue,


tutto in vetro e bronzo, è il risultato di un progetto dello studio SHoP architects e ospiterà più di 500 abitazioni residenziali con dei negozi a piano terra. La forma esagonale e i materiali scelti - vetro e bronzo appunto - vogliono riprendere le strutture del ricco passato della zona e rimandare ad un futuro ancora più prospero.

La torre sarà pronta alla fine del 2020/all'inizio del 2021.