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London Calling, i reportage di TIM OPEN nel Mondo: Delfi

13/11/2019

La mitologia greca racconta che là dove le due aquile di Zeus si fossero incontrate, quello sarebbe stato il centro della Terra. Ora sul sito archeologico volano i droni e si parla di LOD.

Delfi, ombelico del mondo

Per gli Antichi, era il centro del Mondo; per i turisti appassionati di Grecia antica, una delle città più importanti, assieme ad Atene e ad Olimpia. Gli scavi, iniziati nel 1892, durarono per 10 anni e si conclusero con la creazione del primo museo sul posto. Negli anni a seguire il sito non ha mai smesso di essere scavato ed indagato, dapprima con gli strumenti classici (cazzuola a punta, set scopino/paletta, specilli e picozze, ...) e poi con nuovissimi e raffinati strumenti altamente tecnologici.


Il primo è il georadar (o GPR, Ground Penetrating Radar) che usa le onde radio per delineare le strutture e gli strati di terreno sotto la superficie. Si può persino costruire una immagine di massima in 3-D. Un altro metodo di ricognizione geofisica è quello che misura la resistività elettrica (il rilevamento geoelettrico, electrical resistance survey). A differenza del GPR – che si basa sulle variazioni elettromagnetiche – questo misura la resistenza dei diversi strati del terreno alla corrente elettrica. I resti archeologici possono infatti avere una resistenza inferiore o superiore rispetto al terreno intorno a loro ed essere così scoperti prima ancora di scavare. Soprattutto per le città come Delfi, è fondamentale una visuale dal cielo, che può essere fornita con droni. Le tecnologie 3-D sono particolarmente in crescita. La creazione di modelli tridimensionali basati sui dati archeologici – le realtà virtuali – sono utili sia per l’educazione che per la ricerca archeologica: le ricostruzioni virtuali di interi siti, come per esempio Stonehenge o Qumran, permettono di testare le idee su come questi luoghi si presentassero migliaia di anni fa (cosa più difficile di quanto si creda).

La vera “rivoluzione” nel campo della digitalizzazione e diffusione del patrimonio culturale sono i Linked Open Data (LOD) in quanto offrono la possibilità di mettere online informazioni sotto forma di dati grezzi collegabili tra loro, generando connessioni e arricchendo la conoscenza. I benefici che si ottengono utilizzando i LOD sono, tra gli altri, una riduzione della duplicazione delle informazioni collegando tra loro i dataset, il raggiungimento di un nuovo pubblico, un migliore ed efficiente uso delle risorse. 


Il GIS (Sistema Informativo Geografico) prevede, oltre che l’acquisizione, la registrazione, l’analisi, la visualizzazione e la restituzione di informazioni derivanti da dati geografici (geo-riferiti), anche la gestione di queste informazioni in un database relazionale. Lo strumento principale con cui mappare i siti: manufatti, strutture e informazioni topografiche possono essere inseriti tutti in un database informatico che può produrre una mappa molto dettagliata, con cui gli archeologi possono effettuare una vasta gamma di analisi.

La serie di strumenti per analizzare i resti umani, poi, è stupefacente. La chimica permette di stabilire la dieta di una persona analizzando la composizione isotopica del carbonio e dell’azoto delle sue ossa, e di identificare la regione di provenienza analizzando la composizione isotopica dell’ossigeno. Nel sito di Delfi, i ricercatori hanno determinato che gli abitanti mangiavano il polpo, con una salsa di pesce locale che loro stessi esportavano!