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La realtà virtuale che non ti aspetti: 5 usi oltre i videogame

20/03/2017


Nel breve periodo, il campo d'elezione è senza subbio quello dei videogiochi. Ma non è certamente l'unico. La realtà virtuale influenzerà (e lo sta già facendo) ogni ambito dell'esistenza. Dalla cura delle fobie all'esplorazione di Marte. 


 



1) ARCHEOLOGIA

Simon Young, tanto per cominciare, ha già ottenuto un risultato. Grazie all'idea su cui si fonda la sua tesi di dottorato, questo ragazzo australiano è riuscito ad attirare un finanziamento da 900 mila dollari. Servirà per sviluppare la sua startup. Ingegnere? Matematico? Archeologo. Che c'azzecca la realtà virtuale con l'archeologia? Young ha messo insieme un team di suoi colleghi, designer ed esperti di realtà virtuale per ricostruire (ed esplorare in 3D) città e mondi perduti. Senza inventare nulla ma riportando in vita il passato. L'idea di ricostruire qualcosa che non c'è più non è nuova. Ma con la realtà virtuale apre a risultati decisamente più realistici. L'archeologia in 3D potrebbe essere applicata al mondo accademico, offrirebbe una nuova opportunità per musei sempre più coinvolgenti. E attirare l'attenzione della (molto remunerativa) industria dei videogame, da sempre ambientati in epoche lontane.


2) ESPLORAZIONE SPAZIALE

La realtà virtuale è un'opportunità per tutte le attività che richiedono test costosi e ridotti margini d'errore. Ancora di più se i test sono fuori da questo mondo. La Nasa usa la realtà virtuale dagli anni '80.  Adesso, però, grazie ai visori e ai passi avanti di questa tecnologia, potrà utilizzarla per ogni tipo di simulazione, dall'addestramento degli astronauti fino alla prova generale di uno sbarco su Marte.  La realtà virtuale sarà quindi decisiva per i prossimi obiettivi dell'esplorazione spaziale: l'approdo su un asteroide e quello sul pianeta rosso. Non si tratta solo di avere un allenamento più realistico. La realtà virtuale permetterà al comando missione che rimane sulla Terra di coadiuvare gli astronauti lanciati nello spazio quando, a centinaia di milioni di chilometri di distanza, l'errore non sarà contemplato.


3) MODA

Disegnare un abito non è più un'attività in due dimensioni. Potrebbe essere creato e osservato aggiungendone una terza. E non solo attraverso modelli tridimensionali ma in un nuovo spazio. Un po' come Tilt Brush, l'applicazione di Google che consente di “dipingere” in 3D. Ma non si tratta solo di progettazione. Chiunque, con un visore davanti agli occhi, potrebbe guardare la sfilata tanto attesa in una delle capitali dello stile. Oppure scegliere l'abito da acquistare in una nuova esperienza di e-commerce. Fatta di scaffali virtuali e camerini in tre dimensioni.


4) SPORT

Quando la differenza tra il trionfo e il disastro è in un dettaglio, la realtà virtuale diventa preziosa. Diversi sportivi la usano già, anche se l'impatto è ancora marginale. A cosa serve? Ad analizzare con cura maniacale ogni minimo movimento, per individuare eventuali errori e correggerli. Fino alla perfezione del gesto tecnico e atletico. Ma non è tutto: la realtà virtuale è usata con una certa frequenza nella creazione e nello sviluppo di equipaggiamento tecnico sempre più performante. Dal disegno alla scelta dei materiali. E poi c'è l'altro fronte dello sport: la competizione come spettacolo. Lo spettatore potrà vivere l'emozione dello stadio o vedere con gli occhi del suo calciatore preferito stando seduto in poltrona. Tra qualche anno, un match in tv potrebbe essere visivamente molto simile a FIFA o Pro Evolution Soccer, con i giocatori accompagnati dai dati sul proprio stato di forma, aggiornato in tempo reale.


5) SANITA'

A furia di pensare ai videogiochi, ci si dimentica che una delle aree potenzialmente più prolifiche per la realtà virtuale sta nella cura della nostra salute. Le potenzialità applicazioni sono infinite. La University of Exeter ha creato AlterEgo, un avatar che consente di testare le proprie reazioni per riconoscere precocemente segnali di schizofrenia. 

Uno psicologo potrebbe utilizzare la realtà virtuale nella cura delle fobie, proiettando e allenando il paziente nella situazione che più teme. Ad esempio: paura di parlare in pubblico? Eccovi su un palco, pronti a oltrepassare i vostri limiti. Giorgio VI ne sarebbe stato entusiasta.

E poi c'è la “chirurgia virtuale robotica”. Un chirurgo opera il paziente in un ambiente virtuale, mentre un robot, copiando i suoi movimenti, agisce sul corpo reale. Risultato: maggiore precisione, più igiene, minori rischi di complicazioni e interventi più rapidi.