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Da Google a Facebook: le iniziative contro le fake news 

26/05/2017


Facebook ha investito in un fondo e piazzato uno spazio informativo in cima al NewsFeed. Google fa spazio al fact checking tra i risultati delle ricerche. E anche Twitter si sta muovendo



Facebook è, per numeri, portata e guadagni, il social network più grande al mondo. Chiaro che il suo impatto sia enorme rispetto ad altre piattaforme. Non sorprende allora che la protesta contro le fake news, dall'elezione di Trump in poi, sia esplosa proprio puntando il dito contro il NewsFeed. Mark Zuckerberg ha prima smentito che le informazioni distorte avessero avuto un impatto sull'opinione pubblica. Poi, nel giro di pochi giorni, ha cambiato totalmente convinzione (e strategia): le fake news sono diventate l'argomento di ripetuti interventi e il nemico contro cui lottare.

Il pulsante anti-bufale di Facebook

Il primo risultato concreto è stato l'arrivo di un meccanismo di segnalazione delle bufale. Si è tradotto in un nuovo pulsante, con il quale gli utenti possono indicare (come già avveniva con i contenuti lesivi delle linee guida di Facebook) le notizie sospette. La segnalazione viene ricevuto dalla piattaforma che, dopo una prima scrematura, affida il compito di una verifica ultima a un gruppo di professionisti terzi, che ubbidiscono ai principi dell'International Fact Checking Code of Principle stilato dal Poynter Institute . Se il post verrà riconosciuto come falso, non verrà comunque cancellato ma bollato come “contestato”. È quindi un disincentivo alla condivisione, ma non una rimozione. Facebook, infatti, gioca su un piano scivoloso: da una parte ambisce a silenziare le bufale. Dall'altra non vuole ergersi a giudice. Punta, in altre parole, a ridurre gli interventi a monte. Pian piano, però, l'attenzione è cresciuta. E Mark Zuckerberg si è ritrovata di fronte all'esigenza di mettere in atto una strategia più complessa.


 Formazione contro le fake news

All'inizio di aprile ha dato vita (assieme ad altre imprese, tra le quali Mozilla) a un fondo da 14 milioni di dollari. Saranno investiti, tramite la CUNY Graduate School of Journalism in attività formative e di promozione della buona informazione. L'idea di alfabetizzare gli utenti ha portato alla creazione di un “serbatoio” di consigli utili per smascherare le bufale. Compare in cima al NewsFeed e contiene, tra le altre cose, un decalogo. Alla fine del mese scorso, Menlo Park ha redatto un documento in cui definisce meglio le tre armi con cui battere le fake news: l'attività degli utenti (come nel caso del pulsante segnala-bufale), la loro alfabetizzazione e le misure finanziarie. E questo sarà il passo decisivo: Facebook ha affermato di voler penalizzare i siti che lucrano sulle notizie false.


 Google: fact checking nella Serp

È l'arma più importante, la stessa che intende utilizzare (indirettamente) Google. Il motore di ricerca ha rivisto il suo algoritmo, in modo da penalizzare “i risultati con contenuti offensivi o chiaramente ingannevoli”. Pochi giorni prima, Big G aveva mosso un altro passo. È in fase di test la comparsa, in cima ai risultati di ricerca, di notizie verificate da testate o istituzioni certificate come affidabili. Anche in questo caso, niente censura ma una maggiore visibilità ai contenuti di valore. Che si traduce in un incentivo a produrre informazione di qualità (che avrà un posizionamento privilegiato) nella Serp.


Twitter: un motore di ricerca “attendibile”

Anche Twitter è intervenuto, lo scorso febbraio, sul proprio motore di ricerca interno. Obiettivo? Sempre lo stesso: migliorare la qualità dei risultati, in modo da dare visibilità a conversazioni attendibili e nascondere (o cancellare) quelle inaffidabili o esplicitamente contrarie alle regole della piattaforma.