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2017: odissea negli Spazi

28/09/2017

Bezos, Musk, Google: gli imprenditori digitali verso lo Spazio

L'esplorazione spaziale sta vivendo una nuova primavera. La spinta arriva dalle imprese private. E, in tre casi, da imprenditori e gruppi che hanno costruito la propria fortuna online 

Negli anni '60, la corsa alla luna era guidata dagli Stati coinvolti nella guerra fredda. Oggi lo spazio è tornato di moda, anche grazie alla spinta di due imprenditori digitali, diventati ricchi e famosi con business che nulla hanno a che fare con satelliti e pianeti. Gli scenari sono cambiati. E molto. Le organizzazioni a controllo pubblico, a cominciare dalla NASA, hanno aperto alla collaborazione con i privati. Anche perché il settore si sta trasformando: da una parte punta a nuovi luoghi (Marte), dall'altra al turismo spaziale (non ancora a prezzi popolari, ma almeno tecnicamente possibile).


Elon Musk missione Marte

Elon Musk fonda e vende Zip2 e PayPal. Diventa miliardario e si gioca tutto nella sua terza impresa: nel 2002 (prima di Tesla e SolarCity) fonda SpaceX. Obiettivo: costruire vettori in grado di trasportare merci (satelliti e rifornimenti per la stazione spaziale internazionale) e persone. Con in più la capacità di tornare sulla terra ed essere riutilizzabili (come gli Shuttle, ma a costi inferiori). Il programma prevede tre lanci di prova. Falliscono tutti, prosciugando le casse di Musk. Cui resta un solo tentativo. Questa volta il razzo Falcon decolla e torna a terra senza danni. Poche ore dopo arriva una telefonata della Nasa, che assegna a SpaceX una commessa da 1,5 miliardi di dollari per il trasporto extraterrestre di 12 satelliti. Da allora, Musk amplia la sua visione. Il sogno è Marte. Secondo le previsioni del fondatore di Tesla, sul pianeta rosso si potrebbe arrivare entro il 2024, con un viaggio di 80 giorni. Nel lungo periodo, Musk ipotizza la dissoluzione del confine tra esplorazione e turismo spaziali: la tecnologia e il riuso dei materiali renderanno i lanci sempre più economici, con un biglietto andata e ritorno per Marte da 100 mila dollari. Non certo spiccioli, ma pochissimo rispetto alle spese sostenute dalle agenzie di tutto il mondo per inviare in orbita i propri astronauti.

Il turismo spaziale di Jeff Bezos

Se Musk è partito dai contenuti online e dai pagamenti digitali, Jeff Bezos è partito dai libri. Amazon è stato il più grande negozio online. Poi è diventata piattaforma di e-commerce a tutto tondo, continuando a investire in servizi, hardware, intelligenza artificiale. Bezos (con i propri soldi e non con quelli della società) ha fatto una capatina anche nell'editoria (è suo il Washington Post). E nello spazio con Blue Origin. Fondata nel 2009, la compagnia guarda meno all'esplorazione e più a un turismo spaziale di corto raggio. Di recente ha diffuso le immagini (per ora si tratta di elaborazioni digitali) della New Shepard, la navicella che dovrebbe trasportare i primi turisti fuori dall'atmosfera terrestre: ampie poltrone e finestre panoramiche. Entro la fine del 2017 sono previsti i primi test senza equipaggio, con i lanci sperimentali con carico umano nel 2018.

Il Lunar Price di Google

Google non ha sviluppato proprie navicelle spaziali. Ma ha dato vita a un concorso che promuove l'esplorazione della cara vecchia luna. Mountain View ha infatti organizzato il Lunar Prize, premio che conferisce 20 milioni alla prima società privata capace (entro il 2017) di atterrare sul satellite, percorrere 500 metri sulla sua superficie e spedire dati, foto e video. Con un bonus da 4 milioni per chi riuscisse a ritrarre reperti delle missioni Apollo e altri 4 se la missione provasse la presenza di acqua. In vantaggio ci sarebbe l'americana Moon Express. Ma i tempi stringono.