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Facebook e Big Data: la sala degli specchi

22/03/2018

Lo scandalo che ha travolto Facebook porta con sé importanti riflessioni sulla sicurezza dei Big Data.


Come è iniziato tutto?

Il 17 marzo il Guardian e il New York Times pubblicano le rivelazioni di un dipendente (Christopher Wylie) della Cambridge Analytica, società che ha lavorato con il team di Trump per la campagna social. Secondo Wylie, l’azienda avrebbe acquistato da Facebook 50 milioni di profili di elettori americani, influenzandone le scelte attraverso messaggi di propaganda e fake news.

I dati sono stati acquisiti attraverso un quiz chiamato Thisisyourdigitallife.




La situazione ad oggi

Il titolo Facebook è sceso a -9% nel giro di pochi giorni, così come altri titoli a lui  correlati quali Alphabet, Snap e Twitter (-10%). La CNN parla di “crisi esistenziale” per Facebook.

Mark Zuckerberg fa un mea culpa con un post su Facebook, promettendo che verranno fatte tutte le indagini del caso. Di seguito degli stralci dal post:

Indagheremo su tutte le app che hanno avuto accesso a grandi quantità di informazioni prima che nel 2014 cambiassimo la nostra piattaforma per ridurre l’accesso ai dati. (…). Ho creato Facebook e sono responsabile di ciò che accade sulla nostra piattaforma. (…). Abbiamo la responsabilità dei vostri dati e, se non ci riusciamo, non meritiamo la vostra fiducia. (..).”

Ci sentiamo rassicurati? Non molto. Intanto su Twitter impazza l’hashtag #deleteFacebook.


Monty Montemagno, "Che fine farà Facebook? Ma di cosa stiamo parlando?!"

Marco “Monty” Montemagno, imprenditore digitale, influencer, opinion blogger, 4 libri e una community social di 1 milione di utenti, prolifico speaker ad eventi internazionali e nazionali, esperto di tecnologie, startupper. Vive a Brighton.

Ecco in 5 minuti, la sua opinione sul caso Facebook.



Big Data: il GDPR e la DLT salveranno l’Europa?

Le notizie di questi giorni fanno scaturire delle riflessioni più in generale sui Big Data. Ogni giorno, privati e aziende, creano una massa incredibile di dati, semplicemente aprendo un browser o facendo un pagamento online. E lo fanno senza dargli il giusto peso. La UE ha già predisposto la via da seguire per tutte le imprese europee attraverso l’assunzione di responsabilità con l’introduzione del GDPR (entro il 25 maggio 2018), un set di regole che indicano alle imprese come trattare i dati personali.

La blockchain è potenzialmente una delle soluzioni per tenere sotto controllo la proliferazione di dati e di informazioni, la rappresentazione digitale di quattro concetti chiari e forti: decentralizzazione, trasparenza, sicurezza e immutabilità. In pratica, attraverso la distributed ledger technology (DLT) i dati che condividiamo nel web, non si trovano più in un unico database ma in più luoghi, per un numero teoricamente infinito. I dati sono inalterabili e condivisi, modificabili solo dal proprietario dell’informazione, che ha accesso attraverso la propria chiave crittografata, in modalità peer-to-peer.

Le tecnologie legate alla blockchain sono già state adottate a livello locale e nazionale. L’Estonia, una nazione sempre più tecnologica e innovativa, ha iniziato un processo in modalità blockchain, assicurando i dati dei suoi cittadini sempre più attraverso la  (DLT), dati che possono essere aggiornatigestiticontrollati e coordinati non più solo a livello centrale, ma in modo distribuito, da parte di tutti gli attori. Anche l’anagrafe dell’Illinois e i servizi al cittadino di Singapore si stanno muovendo in questa direzione.